SlurPink Design & Barbie Connection. Le origini del “rosa”, la sua “deriva seduttiva” e il processo di “femminilizzazione”, seconda parte.

Riprendiamo da dove ci eravamo fermati la scorsa settimana. In fondo al testo troverete la prima parte dell’articolo, per chi l’avesse persa.

La corrente dello Slurpink Design.

Di Luigi Patitucci

Questa corrente, da me individuata, raggruppa al suo interno tutta una costellazione di progettisti contemporanei, che importano nel proprio lavoro elementi derivanti dalla fascinazione presente nel mondo dei sogni e delle favole, che diviene poi, nella elaborazione della proposta, elemento catalizzatore di grandi coinvolgimenti emotivi nei confronti della utenza.

Ma questo non fa altro che aumentare la magia, il mistero, la malìa, che si avviluppa tutta attorno alla questione esistenziale del rosa, amplificandone la sua deriva seduttiva.

Alcuni esempi nelle produzioni attuali?

Ok.

Kartell , l’azienda che ha fatto la storia del design in ambito planetario, icona di stile del Made in Italy nel mondo, che predilige l’uso della plastica agli altri materiali, ha festeggiato i 50 anni della bambola più famosa del mondo (anche lei di plastica, ovviamente), la Barbie della Mattel, attraverso una serie di oggetti di designin rosa’ firmati da Philippe Starck e da altre importanti icone del design internazionale.

Una su tutte, la “Louis Ghost“, rivisitazione della celeberrima “Ghost” .

Ma la deriva, edulcorante ed inquietante, che ha investito il patrimonio produttivo di alcune delle icone inossidabili del design internazionale, accogliendo le tormentate ed instabili cifre creative, ed espressive, del mondo della moda, non ha risparmiato elementi di preziosa rappresentatività, come la serie de i Componibili di Anna Castelli Ferrieri, o la poltrona Saccodi Pietro Gatti-Cesare Paolini-Franco Teodoro, per Zanotta,  il divanettoBocca”, realizzato nel 1972, da Studio 65, Gufram.

Creato dallo Studio 65 nel 1972 il divano Bocca, il cui colore originale è rosso fuoco, è stato rieditato nel 2008 nella versione Pink Lady (ma anche in versione nera, Dark Lady).  L’oggetto pop che rappresenta più di ogni altro la società dove è importante apparire e non essere, porta con sé messaggio e ironia, sempre attuali.

Gufram è un’azienda fondata negli anni ’50 nel cuneese e che dagli anni ’60 ha contribuito alla creazione di sedute cult del design. Tutti elementi rieditati nello sfavillante e rassicurante, specie in tempi di disagio economico ed emotivo, calmierante, colore rosa.

Ma anche opere recenti, come la lampada “Bourgie” di Ferruccio Laviani, prodotta da Kartell, è stata declinata in rosa.

Analogo episodio ha investito persino la produzione, e messa in campo, di un oggetto complesso, quale è quello di un’automobile, con la realizzazione di un sorprendente evento legato alla sua venuta al mondo, dato che, oramai nessun oggetto del desiderio viene fiondato sul mercato senza generare le dinamiche, precise e compiute, ineffabili e chirurgiche, dell’attesa.

E di una buona e benefica dose di proficua ansietà, indotta nella utenza che, con bramosia e prurigine, ne attende l’annunciazione mistica, come in una Venuta Santa.

Sto parlando, appunto, ….rullo di tamburi…., della tanto attesa FIAT 500 Barbie.

Cui è seguita a ruota, è proprio il caso di dire, la Lancia Ypsilon “Elle”. Poi è stata la nuova Smart, la nuova Mini, ed altre vetture ancora.

Tutto sembra essere divenuto come ricoperto, abilmente, da una virulenta, ineffabile, leccata rosa.

Si, leccata.

Non colata.

C’è una bella differenza: la leccata è irresistibilmente seducente, sensuale, ti lascia senza vie di scampo.

Ma già Ettore Sottsass aveva intrapreso, sin dai lontani anni ’70 del secolo scorso, un divertente percorso di rilevamento di questi strani e folkloristici episodi creativi, sviluppatisi mediante la messa in produzione di elementi detonanti e totemici, quali, ad esempio, il famoso vaso denominato “Simboli di vita” (1971).

Percorso che è poi divenuto esercizio perpetuo, nella sua curiosa quotidianità, messo in atto mediante uno strumento, feroce e nichilista, come quello della fotografia, con una operazione di cattura fulminea, di una intima e segreta voce contenuta in alcuni oggetti, alcuni ambienti, alcuni scenari.

Soleva mettere tutto questo lavoro in scena, con l’ausilio del filtro, distillato e prezioso, costituito da quella ‘calma speciale ‘ che, soleva dire, gli avevano insegnato, ed infuso, contagiandolo in modo irreversibile, i suoi amici poeti della beat generation.

In una tappa della Milano Design Week di qualche tempo addietro è venuto fuori un nuovo lavoro del noto designer Karim Rashid, in collaborazione con l’azienda DuPont Corion: il nuovo progetto dedicato a tutte le aree della casa e che prende il nome di Smart-ologic Corion living‘.

Realizzato con l’utilizzo di componenti Bio Eco Compatibili, lo Smart-ologic apre il debutto delle superfici al quarzo Zidiaq realizzate per dei mobili della casa, ed ogni soluzione in esposizione, propone delle soluzioni con decorazioni uniche, come la panchina di ‘Eko’, nata per la vita en plein air e capace di incorporare un sistema automatico di raccolta dell’acqua piovana, che magari poi potrà venire utilizzata per l’irrigazione del proprio giardino.

Rashid, parlando della sua proposta creativa ha detto:

“Questo progetto mi ha dato l’opportunità di progettare un concetto di casa olistica, una metafora di come i materiali, le tecnologie, l’arredamento e lo spazio possono lavorare insieme per migliorare la nostra psiche per condurci una vita migliore permettendoci di ridurre l’impronta ambientale delle nostre scelte e azioni quotidiane”.

Rashid è l’Imperatore Rosa.

La costellazione sterminata delle sue produzioni è costituita, per un buon 95% circa, da oggetti di colore rosa.

Persino i suoi schizzi sono in rosa.

Si, mi diverte Rashid, ma poi resto come travolto dall’enorme mole di oggetti  presenti in produzione e mi trovo intrappolato nella produzione di una questione critica: una maniera ormai superata di fare design, quella di Rashid, non vi è la benché minima presenza di questioni dibattimentali che coinvolgano la nostra attualità nelle sue opere, ma vi è la costante, e roboante, presenza della volontà di rendere il mondo più divertente, fortemente divertente.

Un po’, come quegli amici che vogliono essere simpatici a tutti i costi.

E poi, credo che persino Rashid, dopo un quarto d’ora di frequentazione, potrebbe stancarsi di avere al suo fianco uno dei suoi oggetti.

E questo ridottissimo tempo di obsolescenza che possiedono i suoi oggetti, ne fa il suo grande limite d’intervento.

Chissà cosa ne pensa Rashid, in merito.

Ma il lavoro costante e ciclopico di designer come Rashid, ha prodotto incalcolabili benefici nei luoghi di lavoro, pubblico e privato, mediante una progressiva femminilizzazione dell’ambiente e degli elementi in esso contenuti, restituendoci uno scenario più accessibile, aperto, giocoso, friendly.

Fino ad un decennio addietro, ci sembrava una eresia, soltanto immaginare di poter trovare in banca, sulla scrivania di un impiegato, un piccolo peluche, quale estensione dell’io, appartenente alla memoria affettiva personale dell’impiegato stesso o, ancora, la foto del bambino che fa le boccacce, ed altri personal souvenir.

Ora appare come liberato, lo spazio dedicato delle funzioni lavorative, dalle rigidità caratteristiche, ereditate da una cultura del marketing e dell’immagine aziendale che aveva ancora un respiro afasico, rispetto alla crescita esperienziale elaborata da ognuno di noi in ambiti lontani dai luoghi di lavoro.

Questo ha poi condotto alla affermazione di una cultura understatement, friendly, giocosa ed informale, che non ha rinunciato comunque alla sobrietà e all’eleganza e che ha poi realizzato una irreversibile mutazione persino negli ingessati ambiti deputati alla conduzione di attività di gestione e di logistica, producendo, quasi come conseguenza, la cosiddetta femminilizzazione del Leader di Progetto. L’antropologia, a tal scopo, ci informa che proprio a causa della questione evolutiva le donne, a differenza degli uomini, hanno avuto modo di poter meglio analizzare le questioni funzionali ed utilitaristiche che animano la fisiologia del nostro vivere quotidiano e che ne definiscono economie  vitali e risorse energetiche.

Ed in rosa.

Ancora.

Certo, devo dire che è proprio difficile resistere alla seduzione esercitata, specie sugli uomini, dal calcettoBalillaversioneBarbie, anch’esso in prevalente rosa, portatore di una cifra spaventosa di coinvolgimento erotico, che muove dalla presenza simultanea nell’esercizio ludico della frazione appassionante ed energizzante del gioco, di due componenti essenziali, dati dalla silhouette della donna, le bamboline Barbie, che vengono, possedute ed animate da mano sapienti, nell’esercizio del gioco del calcio.

Impagabile.

Ed infatti ha raggiunto in poco tempo, cifre pari a venti volte il suo valore iniziale, proprio a causa dell’enorme consenso suscitato nell’arena mediatica, soggiornando per qualche tempo, in alcune rinomate gallerie d’arte internazionali.

Il rosa, in fondo, non è altro che un rosso molto chiaro.

E fine.


SlurPink Design & Barbie Connection. Le origini del “rosa”, la sua “deriva seduttiva” e il processo di “femminilizzazione”, prima parte.


“Cammina continuando a parlare al telefono. La sua nuvola di capelli rosa, il tailleur rosa su misura, le gambe fasciate da calze bianche, le scarpe rosa col tacco medio. Le labbra lucide di rossetto rosa. Le braccia che scintillano e tintinnano di braccialetti d’oro e rosa, catene d’oro, pendagli e medagliette. Ce ne sarebbe abbastanza per addobbare un albero di Natale. Perle abbastanza grosse da soffocarci un cavallo.

(….)Appesa a una lunga catena d’oro che le gira intorno alla spalla c’è una piccola borsetta rosa e bianca.

Un metro e sessantotto. Cinquantaquattro chili. Difficile indovinare la sua età. E’ talmente magra che o sta morendo o è ricca. Il vestito è fatto di una stoffa ruvida tipo fodera di divano, bordato di nastrino bianco. E’ rosa, ma non rosa gamberetto. Più un rosa patè di gamberetti su crostini all’acqua con spruzzatina di prezzemolo e cucchiaino di caviale. La giacca è tagliata stretta sul vitino esile e squadrata sulle spalle imbottite. La gonna è corta e attillata. I bottono d’oro ,enormi.

E’ vestita come una bambola.”

“Ninna nanna” , Chuck Palahniuk


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