Maristella Angeli intervista Elisa De Almeida, artista e curatrice del Museo MIDAC.

Maristella Angeli: Elisa, sei nata in Portogallo, risiedi da otto anni a Belforte del Chienti(MC). Come è cambiata la tua vita di artista?

Elisa De Almeida.: La mia vita di artista è cambiata nel momento in cui ho deciso di vivere l’esperienza del centro culturale creato a Belforte del Chienti da Terra dell’Arte, con il Museo MIDAC a cui poi si è aggiunto Palazzo Bonfranceschi. Sono venuta nel 2010 con altri sei artisti portoghesi ed ho deciso di rimanerci per viverci. Naturalmente poi mi sono proposta come membro attivo di questa realtà. Condividere quasi quotidianamente le proprie esperienze con altri artisti provenienti da tutto il mondo mi ha aiutato e mi aiuta a crescere.

M.A.: La tua esperienza di artista tessile e costumista, ha inciso profondamente?

E.D.A.: Tutto è iniziato dalla mia infanzia, momento nel quale sono stata irresistibilmente attratta dai fili bianchi di cotone. Fin d’allora ho percepito le potenzialità espressive dei fili e dei tessuti, ma ciò che ha poi definitivamente cambiato la mia esperienza umana portandola ad essere anche un’esperienza artistica è stato conoscere la leggenda di Nanduti e la tradizione della “Roda da vida”, la ruota della vita o “Renda sol”. Aver lavorato per anni come arredatrice, realizzatrice di tendaggi e costumista teatrale mi ha permesso di acquisire forti conoscenze tecniche. 

M.A.: Com’è maturata la tua espressione artistica?

E.D.A.: Prima dicevo che l’incontro con grandi artisti mi ha permesso di crescere molto. Tra questi sicuramente l’incontro con il maestro Àlvaro Blancarte che mi ha permesso di capire che potevo ulteriormente arricchire la mia espressione unendo la mia tecnica alla tecnica della pittura materica appresa dal maestro. Da quel momento, pur non lasciando mai la mia forma prediletta della “Renda sol”, ho capito che potevo sperimentare senza più avere paura.

M.A.: Hai esposto in Messico, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi ed in Italia. Puoi descriverci i differenti punti di forza e di criticità, relativi alla valorizzazione dell’arte e dell’artista, osservati nella tua personale esperienza?

E.D.A.: Ogni esperienza espositiva che ho vissuto è stata gratificante, ma è in Italia dove mi sono sentita maggiormente valorizzata. Questo probabilmente è dovuto all’ottimo rapporto costruito con il luogo in cui vivo e con le persone che ho incontrato.

M.A.: Hai curato l’allestimento di molte esposizioni artistiche, che cosa curi maggiormente?

E.D.A.: Nell’allestimento di una mostra, per me, la cosa più importante è cercare di conoscere meglio possibile l’artista che espone per poter interpretare correttamente  il suo progetto e dare una configurazione ottimale al suo lavoro.

M.A.: Quale esperienza ricordi, come la più significativa?

E.D.A.: Le nascite dei miei figli hanno rappresentato certamente i momenti più importanti della mia vita, ma anche l’aver scelto con consapevolezza, e molto coraggio, di cambiare radicalmente l’ambiente in cui vivere, dove vivere per l’arte e per me stessa, come donna e come artista, ha costituito certamente un punto di svolta. Inoltre tra i molti artisti di valore, di cui più volte ho parlato, ho incontrato il compagno della mia vita con cui condivido profondamente esperienze e progetti.

M.A.: Come potrebbero essere maggiormente valorizzate le diverse espressioni artistiche?

E.D.A.: Il punto, a mio avviso, non è tanto l’espressione artistica in sé, quanto piuttosto come viene percepita. Credo quindi che per valorizzare al massimo qualsiasi forma espressiva sia necessario creare l’ambiente giusto e lavorare molto con il pubblico, particolarmente con i giovani ed i giovanissimi. Per questo cerchiamo, il più possibile, di creare occasioni d’incontro anche attraverso corsi e collaborazioni con le scuole.

M.A.: Come definisci l’artista? Qual è la sua funzione?

E.D.A.: A mio avviso l’artista è una persona speciale perché decide di esprimere ciò che ha dentro, cosa non facile in quanto è come scoprirsi, mettersi a nudo. A volte l’artista cerca con il suo lavoro di comunicare direttamente risparmiandosi discorsi complicati. Ogni artista, quando riesce ad esprimersi pienamente è un artista ed un essere umano di valore, senza necessità di fare classifiche.
La sua funzione è, come quella di ogni altra professione o mestiere, di contribuire a migliorare il contesto in cui vive.

M.A.: Ritieni importante la creazione di un team di artisti, per poter realizzare progetti significativi?

E.D.A.: Ovviamente si, visto che ho scelto di essere parte attiva di un’organizzazione indipendente come Terra dell’Arte in cui la crescita di ognuno è sostenuta dalla forza dell’interscambio e da una rete umana e professionale e dove sostenere la crescita dell’altro aiuta ad accrescere la propria individualità.

M.A.: Se ti dicessero: “Esprimi un sogno, potrai realizzarlo”. Cosa risponderesti?

E.D.A.: Molti sogni per me sono già diventati realtà, avendoli costruiti giorno dopo giorno senza perdere mai la convinzione di poterli realizzare, ma se dovessi esprimere un desiderio in questo momento direi che sarebbe bellissimo vivere in un mondo pulito, più puro, in tutti i sensi, dove ogni essere umano possa sentirsi realizzato vivendo la propria vita liberamente.

Cenni biografici

Elisa de Almeida, nata a Lisbona, nel 1967, da sempre ha vissuto a Montemor-o-Velho, Portogallo.

Da quasi otto anni vive è lavora in Italia a Belforte del Chienti.

Artista tessile e costumista teatrale ha nei fili e nei tessuti il suo materiale espressivo.

Autrice di installazioni urbane si è specializzata nella realizzazione di monumentali “Renda Sol”, personalizzando una antica forma di espressione.

Vanta mostre, collettive e personali, in Messico, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Italia.

I suoi lavori sono presenti in diversi musei e collezioni private in Europa ed America Latina.

Ha collaborato con la Cooperativa Teatro dos Castelhos e attualmente è una dei curatori del Museo MIDAC e dirige il Programma di Residenze Artistiche di Terra dell’Arte in Italia ed è parte della Direzione Artistica del M.A.C. House Museum a Leusden nei Paesi Bassi.


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