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Di Luigi Patitucci

“Innanzitutto era bella, con le spalle strette e il nasino arricciato nella sua smorfia più maliziosa, i capelli biondi destinati a scurirsi un po’ e la miriade di deliziose efelidi che affollavano il viso da maggio a settembre. Nella sua cameretta, in ginocchio al centro del tappeto, circondata da vestiti di Barbie Ballerina e Barbie Ambasciatrice per la Pace e da tre Mini Pony Hasbro con criniere variopinte -ogni elemento posizionato esattamente dove intendeva lei-, sembrava padrona non soltanto di sé, ma di tutto quanto le apparteneva. Spiandola, imparavo la cura per i piccoli oggetti che a me sarebbe mancata: il modo in cui li guardava, in cui attribuiva personalità e significato all’uno o all’altro solo sfiorandoli, e tutto il rosa ubriacante che la circondava mi convinsero che il mondo delle femmine fosse più affascinante, rigoglioso e completo del nostro. Questo si, mi faceva bruciare d’invidia.”

Tratto da “Il corpo umano”, di Paolo Giordano, Mondadori, 2012

Un colore, che ha un’escursione che varia dal cremisi chiaro al rosso pallido viola.

Fa sentire ricchi, un pò viziati.

Comunica un messaggio di debolezza ed ingenuità, implica femminilita’ e dolcezza.

Per la cronaca.

Una particolare tonalità del colore rosa, il cosiddetto “Baker Miller”, viene utilizzato nelle celle delle carceri, perché pare eserciti un potere calmante sui detenuti.

Pare che, persino alcuni spogliatoi in cui vengono accolte le squadre ospiti siano stati tinteggiati di rosa, allo scopo di indurre un lieve effetto di sedazione, atto a produrre uno smorzamento della grinta negli avversari.

E pare ancora che venga utilizzato con azione benefica, nel trattamento di pazienti affetti da cefalea.

Nasce dalle combinazioni alchemiche e segrete delle frequenze cromatiche del rosso e del bianco, il rosa dunque, contiene il bisogno di azione del rosso e la capacità intuitiva e spirituale del bianco.

Il rosso simboleggia il sangue, il bianco è pura energia divina.

Il rosa, attenua, smorza, stempera e diluisce la passione fisica del rosso, tramutandola in una energia più gentile e benefica, taumaturgica, ammorbidita dalla generazione di una sensazione di purezza, che si serve dell’apertura e del senso di completezza prodotti dal bianco.

“Non esiste nulla che abbia la lunghezza d’onda che mescola rosso e viola ed è per questo che il rosa non è una vera e propria lunghezza d’onda della luce. Ecco perchè il rosa è un’invenzione, non è il nome che diamo a qualcosa che esiste davvero in natura. Il rosa non è in natura”.                                                                                        

Queste le parole del giornalista radiofonico Robert Krulwich, nello show “Radiolab”.

Tale tesi si basa sulla teoria del blogger scientifico Michael Moyer, il quale afferma che tutti i colori che noi vediamo sono prettamente costruzioni mentali, a volte neanche dettati dai magici e segreti giochi della luce.

In effetti il rosa non è presente nei colori dell’arcobaleno, nelle immagini ridondanti di questo stupefacente fenomeno, che echeggiano forti nella memoria dell’infanzia.

Ma è sempre stato così , nel corso della Storia?

L’associazione tra il rosa e il femminile, ad esempio, accade solo in tempi relativamente recenti, ed a causa di scelte arbitrarie.

Per secoli, infatti, il colore rosa rimane asessuato.

E solo nel Diciottesimo secolo era questione ordinaria, per un uomo, indossare un abito di seta rosa che accoglieva persino elaborati ricami floreali.

I bambini e le bambine fino all’età di sei anni, per questioni legate ad una migliore praticità (gli abiti bianchi e i pannolini bianchi di stoffa erano più semplici da lavare e candeggiare), venivano vestiti con abiti lunghi di colore bianco senza alcuna sostanziale differenziazione tra i due sessi.

Sovente era la posizione dei bottoni a caratterizzarne la diversità tra maschi e femmine.

Questioni fondanti, e fondative, del design.

Sino alle soglie della Seconda Guerra Mondiale i colori continuarono a essere usati in modo intercambiabile ed indifferenziato tra i due sessi.

E’ ad opera di un oggetto, probabilmente, che negli anni Cinquanta si afferma una precisa assegnazione dei colori in uso, ed il rosa finisce per essere identificato con le donne, divenendo presenza costante ed ossessiva, non solo nell’abbigliamento, ma anche nei beni di consumo, negli elettrodomestici e nelle automobili: ad opera della bambola Barbie.

La bambola Barbie venne lanciata nel mercato internazionale proprio in quegli anni e ne produsse una affermazione ed un consolidamento della questione della “femminilizzazione” del rosa.

Con la diffusione capillare in ambito internazionale della serie di processi prodotti dalle nuove tecnologie, quali, ad esempio, la diagnosi prenatale, si creano le condizioni ideali per operare precise strategie di marketing sulle proiezioni positive generate sui nascituri, ed è così che negli gli anni Ottanta, si impone in maniera definitiva l’idea dei colori che marcatamente segnano il genere d’appartenenza.

In quegli anni scompaiono gli indumenti unisex e si diffondono definitivamente una serie di stereotipi legati all’infanzia e al mondo dei giocattoli: soldatini e costruzioni per i maschi, bambole e pentoline per le femmine. Dunque sembra essere storia recente, quella delle attribuzioni di significazione legate al colore rosa.

Quello di cui vi voglio parlare invece, fa capo ad una particolare e caratteristica corrente, da me individuata e, per l’appunto denominata Slurpink Design.

Questa corrente raggruppa ed individua al suo interno tutta una costellazione di progettisti contemporanei, che importano nel proprio lavoro elementi derivanti dalla fascinazione presente nel mondo dei sogni e delle favole, che diviene poi, nella elaborazione della proposta, elemento catalizzatore di grandi coinvolgimenti emotivi nei confronti della utenza.

Ma questo non fa altro che aumentare la magia, il mistero, la malìa, che si avviluppa tutta attorno alla questione esistenziale del rosa, amplificandone la sua deriva seduttiva.

Alcuni esempi nelle produzioni attuali?

Li scopriremo la prossima settimana!

“Il viso circondato di velo nero che si china su di me è una sorpresa di colore. La pelle è un sacco di rosa attorno ad una bocca Plumbago, e gli occhi sono troppo color melanzana. Perfino questi colori sono troppo abbaglianti adesso, troppo saturi, troppo intensi. Crudi. Ti viene da pensare ai cartoni animati. Le bambole hanno la pelle rosa come questa, come bende di plastica. Color Carne. Occhi troppo melanzana, zigomi troppo marcati dal fard Rusty Rose. Niente è lasciato alla tua immaginazione.”

“Invisible Monster” , Chuck Palahniuk


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