Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro, a cura di Mili Romano.

Testo di Ilaria Schipani

Innanzitutto, perché “Cuore di pietra”?

Il progetto prende il nome dal romanzo di Sebastiano Vassalli, in cui si racconta la storia di un palazzo attraverso le vite delle generazioni che in successione lì hanno abitato. L’edificio è il punto focale da cui si articolano diverse storie, vissuti, e così Cuore di pietra si pone come insieme di azioni di carattere artistico-antropologico che indagano la storia di Pianoro e dei suoi abitanti, mettendo in luce quanto lo spazio urbano sia legato alla sfera più intima di chi lo vive e quanto la sua distruzione possa significare il crollo di una parte importante di ciò che rappresenta.

Cuore di pietra è un progetto di Public Art a cura di Mili Romano iniziato nel 2005, che ha coinvolto diversi artisti nella zona di Pianoro, Pian di Macina e Rastignano con interventi nell’area urbana destinata ai lavori di riqualificazione del 2004.

Infatti, nel febbraio di quell’anno, con la demolizione della prima delle due palazzine IACP (ora ACER) di via Matteotti, si è dato il via al PRU (Piano di Riqualificazione Urbana) il cui adempimento andrà a sconvolgere tutto il centro di Pianoro, fino alle case a schiera di via Carducci, modificandone l’assetto originario. Inoltre, c’è da dire che le palazzine IACP, insieme alla Chiesa e alla Scuola elementare, sono gli edifici più antichi del paese, costruiti dopo la seconda guerra mondiale.

Interrogandosi sul concetto di modifica del territorio come capovolgimento delle abitudini e dei comportamenti quotidiani, sia visivi che fisici, Mili Romano ha documentato i progressivi cambiamenti urbanistici, coinvolgendo anche gli abitanti delle case demolite, tra cui i più anziani, che hanno manifestato un senso di disorientamento forzato dal PRU e nello stesso tempo l’entusiasmo di essere accompagnati in questo percorso di cambiamento da Cuore di pietra. Mili Romano, docente di Antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti di Bologna e curatrice e artista all’interno del progetto, indaga il concetto di cambiamento dello spazio urbano legato inevitabilmente alla modifica del quotidiano dal punto di vista antropologico. Come lei stessa ha raccontato, Cuore di pietra è nato da una passeggiata per Pianoro con la sua macchina fotografica. La passeggiata, come si vedrà anche in seguito, sarà un’azione quasi obbligata sia per gli artisti che per lo sviluppo stesso del progetto.

Nel marzo 2005, l’affissione di 50 manifesti rossi con il nome del progetto negli spazi appositi di Pianoro Nuovo e lungo la strada da Pianoro Vecchio a Rastignano fino alle porte di Bologna, ha sancito l’inizio di Cuore di Pietra.

Mili Romano, addentrandosi poi nella parte più essenziale del progetto, ha organizzato una seconda ondata di manifesti con il coinvolgimento degli abitanti delle case di via Bolognesi, quelle più prossime alla demolizione, ai quali è stato chiesto di appendere fuori le loro finestre la bandiera italiana con la scritta “W la resistenza” il giorno successivo al 25 aprile, come d’usanza.

Con ciò si sarebbe segnalata la volontà di partecipare al progetto e di raccontare insieme la storia della «resistenza del cuore di pietra degli edifici». Tante sono state le partecipazioni, ricevute anche telefonicamente dalla curatrice, e questo perché tanta era la voglia di unirsi e rivivere insieme la storia collettiva di Pianoro, fatta da piccoli tasselli di storie personali e di ricordi. E soprattutto tanta era la voglia di riscriverne un’altra, con la quale macchiare un po’ la patina di nuovo delle nascenti costruzioni e farle proprie, vissute.

L’unione e la solidarietà mostrate dagli abitanti, ha fatto sì che gli interventi degli artisti riuscissero a far rivivere i loro ricordi attraverso fotografie, video che mostrano storie di vita tra le strade, edifici che ora non esistono più. Le immagini, gli appunti, le foto sono diventate a quel punto azione reale negli spazi urbani, un’azione collettiva e partecipata con funzione di segno, portatrice di significato. “Dalla rappresentazione all’azione”, questo è stato il passaggio necessario per dare il via a Cuore di pietra, come ha detto Mili Romano.

Già alla fine dell’aprile 2005, infatti, la sera precedente un’altra demolizione, è stata proiettata sulla facciata di un edificio, ormai vuoto e smembrato, parte della documentazione visiva raccolta da Mili Romano, che ha rianimato il palazzo con il battito ancora vivo dei ricordi dei suoi inquilini.

Il lavoro di raccolta del materiale sia scritto che video/fotografico, delle testimonianze degli abitanti, questa prima proiezione, ha contribuito a far sì che tra Cuore di pietra e i pianoresi si instaurasse un rapporto di fiducia e accettazione degli uni e degli altri. Gli abitanti di Pianoro hanno accettato il progetto come un processo che li accompagnasse ad accettare il cambiamento, attraverso la narrazione della loro storia e la scrittura di un nuovo inizio.

I progetti artistici e architettonici di Cuore di pietra sono stati pensati nella nuova area urbana per essere interventi, in alcuni casi permanenti, di ciò che c’era e non solo strumenti di decoro e abbellimento. Quello che si è voluto evitare è che queste opere diventassero invisibili come molti dei monumenti cittadini, ma anzi che fossero opere partecipate, che creassero la possibilità di approfondire la conoscenza del territorio, di viverlo più intensamente e di rafforzarne l’identità.

Al fine di coinvolgere un pubblico sempre più vasto e diffondere la conoscenza di Cuore di pietra, sono state organizzate diverse passeggiate lungo un percorso che comprende proprio i siti ove sono situati i diversi interventi, ad opera anche degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna, per i quali Cuore di pietra è diventato una sorta di “officina formativa” dal 2010.

Il progetto è stato portato avanti con costanza nel tempo ed è divenuto anche occasione di dialogo con altre iniziative di arte pubblica. Come “Strade BluArte”, progetto della Provincia di Bologna a cura di Chiara Pilati, iniziato nel 2005 e che nel 2007, passando per Pianoro, ha condiviso con Cuore di Pietra l’installazione permanente di Sandrine Nicoletta. O ancora, “ON. Luci accese di notteun progetto di installazioni luminose a cura di Anna De Manincor e del gruppo Zimmerfrei, che ha realizzato con Anna Rispoli un’installazione luminosa nel centro di Pianoro; “Container, osservatorio/laboratorio mobile di arte pubblica”, a cura di Mili Romano e Gino Gianuizzi.

Come ha scritto Mili Romano:

l’intervento artistico qui si insinua  fra la gente come pratica ludico-critica,  sorprendente, propositiva,  aperta e, nel tempo e nella pratica di relazione quotidiana, si propone, attraverso la collaborazione, nel lungo periodo, con altri artisti, curatori, architetti ed esperti di varie discipline, nello stimolare e l’assecondare una rete collaborativa con altri progetti,  anche come dinamico strumento di indagine  antropologico-sociale per una conoscenza più profonda del territorio metropolitano e dei suoi problemi, oltre che come pratica condivisa, ulteriore stimolo ad un rafforzamento dell’identità del luogo e di un senso di appartenenza attraverso progetti  artistici “riconosciuti” e, quando possibile, risultato di una partecipazione collettiva.

Dopo questa breve introduzione al progetto, al fine di descrivere al meglio le diverse operazioni, si procederà per anno (2006-2011, arco di tempo che comprende gli interventi permanenti, ma non conclusivo del progetto in sé) artista e zona di intervento. Al fine della relazione, si tratteranno solo le opere permanenti, in quanto presenti costantemente nel vivere quotidiano, e dunque, occasioni di riflessione sul tema della partecipazione e condivisione dell’arte pubblica.

Inoltre, la specificazione di alcune delle fonti bibliografiche sarà utile anche per fornire informazioni sulle pubblicazioni di Cuore di pietra: i tre Quaderni di Mili Romano, veri e propri «diari di lavoro» in cui sono raccolte anche le testimonianze degli abitanti di Pianoro, l’Album di figurine di Cuore di pietra, il docu-film visibile online, oltre al sito ufficiale del progetto.

2006

MP5 – Via Pierino Bolognesi, Piazzale Esperanto – intervento permanente

Maria Pia 5, artista e fumettista, ha realizzato nel 2006 l’installazione permanente City_Look_at_city , preceduta da un intervento temporaneo lungo il cantiere di via Bolognesi, zona destinata a demolizione e nuove costruzioni. Per realizzare l’opera, l’artista ha riunito tutto il materiale grafico raccolto nel corso di due workshop di Urban Comics con i bambini delle Scuole elementari e medie. Gli incontri prevedevano che i bambini visitassero le case degli abitanti di quelle zone, che ne osservassero gli oggetti, le abitudini, riportandole poi come fumetti.

Successivamente, tutto il materiale raccolto è stato utilizzato per l’opera permanente: in collaborazione con il gruppo Sciatto Produzie di Roma, si sono realizzate due piattaforme di 20 mq, pensate come aree di gioco nel passaggio tra i due nuovi edifici. Sui due blocchi sono state poste le vecchie palazzine in miniatura rivestite dai grafici in bianco e nero, raffiguranti gli ex inquilini di via Matteotti, Gramsci e Bolognesi e i loro ricordi, così che questi non svaniscano e rimangano segni permanenti di ciò che era e ha significato il nuovo edificio abitativo.

2007

Sandrine Nicoletta – Parco della pace – intervento permanente

Nell’ottobre del 2007, l’intervento permanente della Nicoletta si inserisce nel progetto di collaborazione con “Strade Bluarte”, di cui si è già accennato precedentemente e consiste in una grande pietra della valle del Savena, su cui è incisa la frase In che senso gira il pianeta? (E io con lui), da cui il titolo del lavoro. L’opera della Nicoletta è assolutamente fruibile dagli abitanti di Pianoro: c’è chi ci si siede sopra, chi ci gioca, ma è destinato a mutare nel suo aspetto, a smussarsi, a rovinarsi e non essere dunque statico monumento. Gli alunni delle Scuole elementari e medie, partendo dalla domanda dell’artista, hanno elaborato storie, suoni, rumori che sono poi confluiti nell’opera di Anna Troisi. L’artista ha dapprima lavorato con i bambini sul suono in classe, poi insieme hanno registrato ogni tipo di rumore per le strade di Pianoro, componendo infine una vera e propria “colonna sonora” per Cuore di pietra.

Zimmerfrei, Anna Rispoli – Portico del Comune, Piazza dei Martiri – intervento permanente

Dalla collaborazione tra Cuore di Pietra e “ON, Luci accese di notte”, il gruppo Zimmerfrei e Anna Rispoli hanno realizzato Mio! un’installazione luminosa fatta con i lampadari abbandonati o donati dagli abitanti delle case demolite di via Bolognesi prima del trasloco. La luminaria è stata posizionata nel centro del paese, sotto il portico del Comune di Pianoro e vi rimase per diversi mesi. Inizialmente era stata pensata come installazione permanente, ma una forte pioggia in agosto ne danneggiò la luminaria e venne quindi smantellata. Ripristinata nel dicembre 2008, all’inizio dell’anno nuovo (gennaio 2009) in Piazza dei Martiri è stata organizzata Tuo!, un’asta con i pezzi unici della luminaria. Le offerte non prevedevano denaro, ma un baratto in cambio di aiuti e servizi per Cuore di pietra.

Negli stessi giorni dell’installazione Mio!, Anna Rispoli, in collaborazione di alcuni giovani artisti dell’Accademia di Bologna, ha organizzato The Residents, una performance musicale di condominio in cui gli abitanti delle case di via Matteotti n. 6, 8, 10 e 12 accendevano e spegnevano le luci sulle note del Guglielmo Tell, suonato da un altoparlante posizionato fuori l’assessorato all’urbanistica del comune di Pianoro.

Tra gli interventi permanenti, questi sono stati forse quelli che hanno toccato più profondamente il punto cardine di Cuore di pietra: inserendo elementi propri degli abitanti, come i loro lampadari, ad illuminare il portico, un po’ delle loro case e di loro stessi è divenuto parte di quella strada che ogni volta che verrà percorsa avrà un qualcosa di familiare, di “Mio!”. Cosa più che mai importante soprattutto per una città che cambia e con essa anche la vita e le percezioni dei suoi abitanti.

2009

Anna Ferraro – Zone di riqualificazione di Pianoro – intervento permanente

Con Segnali di vita, Anna Ferraro ha realizzato nel 2009, durante dei laboratori con le Scuole e gli anziani del Centro Diurno di Pianoro, una segnaletica “alternativa” dei desideri e abitudini degli abitanti: “Via del passatempo”, “Via del passaggio che non c’è” (in riferimento ad un non più esistente passaggio che collegava una zona ad un’altra), oltre alle “Area Innamoramenti, “Area Pettegolezzo”, ecc. Posti sotto i segnali stradali, quelli della Ferraro indicano l’appropriazione degli abitanti di Pianoro dei luoghi della loro città, molto spesso estranei e non rappresentativi delle vite che li attraversano.

Andreco – Sottopassaggio pedonale tra Piazza dei Martiri e via Gramsci – intervento permanente

Wall painting è un grande murale realizzato nel 2009 nel sottopassaggio pedonale tra Piazza dei Martiri e via Gramsci, per anni luogo abbandonato e vandalizzato. Andreco realizza una enorme balena, simbolo di un episodio che ha coinvolto Pianoro negli anni ‘60, quando vennero trovati i resti di una balena pliocenica della Val di Zena. Data la zona, si era reticenti riguardo la posizione dell’opera, ma come spesso accade, la zona è stata rifrequentata e rivalutata, senza nessun tipo di atto vandalico. Il materiale con cui è fatto il murale è destinato a mutare nel corso del tempo, esattamente come la città di Pianoro. L’artista insiste sul concetto di cambiamento attraverso la materia, che alterando il disegno muterà anche la percezione di chi attraverserà il sottopassaggio e continuerà col tempo ad osservarne i cambiamenti. Per una città che cambia e si evolve, l’intervento di Andreco si mette al suo passo e ne segue il ritmo.

2010

Mili Romano – Parco della pace – intervento permanente

Sabrina Torelli – Parco della pace

Con l’intervento di Sabrina Torelli si introduce l’installazione permanente Passaggio di luce, il progetto presentato nel 2007 ed inaugurato nel 2010 da Mili Romano, con la collaborazione dello Studio Pippo Ciorra, nel Parco della pace. In collaborazione con le classi della Scuola elementare, la Torelli ha ideato la favola e la mappa di Pianodoro, il cui protagonista, l’Uomo colorato e il suo viaggio, si ispira alle pareti del gazebo della Romano. Il progetto nasce come rievocazione del vecchio ritrovo degli abitanti di Pianoro, che nel parco si riunivano quotidianamente e che ora è stato ricreato attraverso un piccolo padiglione in ferro e vetri colorati, che nelle ore di luce generano una vera e propria energia luminosa, «una cromoterapia spontanea». Passaggio di luce è stato finanziato dalla Legge 16/02 (Promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio) della Regione Emilia Romagna, che ha segnato un’importante svolta nell’ambito dell’arte pubblica, distinguendo per la prima volta i beni storico-artistici già costruiti e quelli da costruire e soprattutto ampliando

le possibilità di intervento sui beni e sugli spazi urbani d’interesse storico-artistico, ma introduce anche finanziamenti per concorsi di progettazione, realizzazione di architetture contemporanee, inserimento di opere d’arte negli edifici pubblici, studi e ricerche sul patrimonio architettonico storico e contemporaneo, eliminazione di opere incongrue con il paesaggio.

Secondo la precedente Legge del “due per cento” (717/49 – Norme per l’arte negli edifici pubblici)

La decorazione degli edifici pubblici è obbligatoria. Sono esclusi gli edifici industriali, alloggi popolari, scuole e università. Le Linee guida impongono al responsabile del procedimento di prevedere, nel quadro economico dell’intervento, l’accantonamento di una quota non inferiore al 2% dell’importo effettivo dei lavori (al netto degli oneri di sicurezza e dell’Iva) per la realizzazione o acquisto di opere d’arte, pena la non collaudabilità dell’opera. Indicazioni sull’opera d’arte devono essere formulate già a livello di progetto preliminare e la scelta delle opere d’arte deve essere fatta mediante concorso pubblico aperto agli artisti.

Tra i diversi punti opinabili sanciti dalla Legge, come l’esclusione di alcuni luoghi pubblici o l’imposizione di un “abbellimento” degli spazi urbani, l’obiettivo era comunque quello di integrare le diverse arti e farle convergere negli spazi urbani. Bisogna comunque tenere conto che la legge fu elaborata in un periodo come il dopoguerra, in cui si sentiva la necessità di un piano di ricostruzione e abbellimento degli spazi.

Cuore di pietra non è intervenuto superficialmente nel tessuto urbano, con interventi volti al “decoro” del tessuto urbano, ma ha agito sulla qualità di vita degli abitanti attraverso la loro crescita culturale e il consolidamento delle identità territoriali, insinuandosi nel loro privato, nelle loro case e ricordi, costruendo un contatto, una relazione e infine una storia collettiva. Lo spazio diventa luogo, non semplice suolo pubblico ma centro di identità e condivisione, in cui gli interventi artistici non sono monumenti il più delle volte invisibili, ma simboli di un fare sentito e partecipato. Come dice Mili Romano nelle pagine del primo Quaderno, «l’arte pubblica agisce su non luoghi, non relazionali, estremi spazio temporali di quel principio di “vaporizzazione” dell’io e delle cose». 

2011

Mili Romano – Parco della Biblioteca Silvio Mucini – intervento permanente

Servabo è un grande tavolo-panca a forma di punto interrogativo, collocato nel 2011 da Mili Romano nel giardino della Biblioteca. La forma a punto di domanda è stata scelta dall’artista per simboleggiare il dubbio, l’interrogarsi costante sulla città, su ciò che è stato fatto e su ciò che verrà, con la speranza che non ci si accontenti e che si senta sempre la necessità di intervenire su ciò che si potrebbe fare. Il punto interrogativo è il grande simbolo del cambiamento, ancora una volta Cuore di Pietra accompagna Pianoro in questo processo attraverso diversi linguaggi e metodi espressivi.

Parti delle mappe riprodotte sull’installazione sono state realizzate nel corso di un workshop tenuto insieme a Mona Lisa Tina in collaborazione con “Casa Arcobaleno” e la ASL di Pianoro.

2013

Donatella Lombardo – Giardino del Museo delle Arti e Mestieri E. Lazzarini – intervento permanente

Monumento ai bambini è un’installazione permanente collocata nel giardino del Museo di Pianoro nel 2013, in occasione della IX Giornata del contemporaneo. La struttura spiraliforme in ferro è pensata per essere un in progress in continuo mutamento ed ospita le girandole che l’artista ha realizzato insieme ai ragazzi della Scuola media e al Centro Diurno di Pianoro, utilizzando le immagini dei lavori fatti per Cuore di pietra nel corso degli anni. Durante la Giornata del contemporaneo, ha raggiunto il massimo grado di opera collettiva e condivisa grazie alla partecipazione attiva del pubblico, che ha aggiunto la propria girandola (le istruzioni erano fornite online) arricchendo con il proprio contributo la storia del luogo e plasmando l’installazione con il proprio intervento.

2015

Andreco – Biblioteca Silvio Mucini e zona industriale di Pianoro

Icone della resistenza ontologica è l’installazione permanente di Andreco, realizzata nel 2015 ed esposta sulla facciata della Biblioteca Silvio Mucini e nella zona industriale di Pianoro.

Con l’aiuto degli allievi dell’Accademia di Bologna e dei pianoresi, Andreco ha ideato una serie di icone che rappresentano la Resistenza Partigiana e tutto il lavoro di ricostruzione della città di Pianoro nel secondo dopoguerra.

Per la realizzazione delle icone in laminato, si è organizzato un workshop, “Dalla rappresentazione all’azione – Esperienze, metodi e pratiche di progettazione artistica nello spazio pubblico”, tenuto da Mili Romano all’Accademia di Bologna e a Pianoro, dove ai giovani artisti e cittadini si è chiesto di pensare a simboli capaci di riassumere e ricordare tutti questi aspetti. Per far ciò si sono approfonditi avvenimenti storici tra cui le prime azioni partigiane nella zona di Pianoro e Pian di Macina; la stampa clandestina, la resistenza delle donne, le azioni di ricostruzione e le prime attività lavorative dell’area. Si sono organizzati dibattiti su queste tematiche e raccolte le testimonianze dei pianoresi più anziani. Vi è anche il tema della natura, che anzi è centrale nell’installazione dove un grande albero, simbolo di forza e di resistenza, diviene perno di tutte le altre icone.

A settant’anni di distanza, parte di Pianoro viene nuovamente demolita e ricostruita e con essa le storie di ognuno. Le tredici sagome di Andreco, ma che potremmo definire le sagome di tutti coloro che hanno partecipato alla loro ideazione e realizzazione, sono divenute parte di Cuore di pietra e della storia condivisa della città di Pianoro. La condivisione, la partecipazione collettiva hanno contribuito a rendere più forte e sentito il significato che l’installazione porta con sé. «Solo con una collettività che continua a lottare, la memoria storica può essere difesa dal tempo». Da qui la scelta del titolo, una Resistenza ontologica che si adatta agli avvenimenti storici, ai cambiamenti e continua a persistere nel tempo.

In conclusione, bisogna ribadire che l’intervento è pubblico non solo perché inserito in uno spazio urbano, ma perché condiviso e capace di aprire alla collettività sguardi e punti di vista diversi sul territorio. Ed è a questo punto che si inserisce il concetto di partecipazione, di accettazione e condivisione delle opere di arte pubblica. Vi è una sostanziale differenza tra arte pubblica e museale: l’arte inserita nel contesto museale è, nello stesso tempo pubblica e privata, in quanto il museo è sì uno spazio chiuso, ma aperto a tutti e si può scegliere di fruirlo quando e come si vuole. L’arte pubblica, invece, si impone in uno spazio aperto, di tutti, ma nello stesso tempo proprio, di ognuno. Come quando si dice, arrivando in una città, che ci si sente a casa, il cambiamento di ciò che siamo abituati a vedere, a percorrere, crea un turbamento. Nel caso di Cuore di pietra, abbiamo però un rovescio della medaglia. Il cambiamento non è imposto dall’intervento di Public art, ma dall’amministrazione della città stessa. L’arte pubblica, in questo caso, non turba, non impone, ma accompagna, alleviandolo, il processo di cambiamento, migliorando nello stesso tempo il rapporto degli abitanti con la città stessa. Pianoro, infatti, ha da subito manifestato entusiasmo per Cuore di pietra, per i cui interventi c’è stato totale rispetto e partecipazione. Tutti questi aspetti hanno contribuito a rendere più forte e radicato il significato dell’intero progetto.

Si è fatto accenno inizialmente al concetto di passeggiata, di come questa azione sia stata input creativo del progetto in sé per la curatrice, di come sia stata necessaria per l’ideazione dei diversi interventi ed infine, di come sia stata fondamentale in progress per far conoscere il progetto e avvicinare un pubblico sempre più ampio a quello che Cuore di pietra voleva infondere con le sue azioni. In una recente intervista, Mili Romano ha spiegato che, conclusa la parte creativa e artistica del progetto, ora tutto il lavoro porterà non ad una conclusione reale ma ad un inizio, fatto di nuovi progetti ed iniziative ma soprattutto di un nuovo modo di concepire, vedere e vivere lo spazio urbano.

A maggio, si è svolta la più recente iniziativa, un percorso organizzato per le vie di Pianoro in occasione del quale Mili Romano ha rilasciato un’intervista all’associazione promotrice IT.A.CÁ, ribadendo che

si tratta di valorizzare e di dare continuità a un percorso costruito nel corso di un decennio attraverso relazioni, narrazioni, trasformazioni: i luoghi sono stati disseminati di opere d’arte che vanno promosse e mantenute vive. Ogni opera di Cuore di pietra ha un senso “comunitario” che ci auguriamo possa essere sempre più riconosciuto come un bene da difendere e diffondere.

Bibliografia:

Romano M. (2014), Con la città che cambia: percorsi e pratiche di Public Art, Acireale, New l’ink;

(A cura di) Romano M. (2007), Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro. Quaderno numero uno, Bologna, CLUEB;

(A cura di) Romano M. (2009), Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro. Quaderno numero due, Bologna, Pendragon;

(A cura di) Romano M. (2015), Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro. Quaderno numero tre, Bologna, Lupetti;

(A cura di) Romano M. (2011), Cuore di pietra. Un progetto di Public art a Pianoro – Album, Fol-BO.

Sitografia

www.cuoredipietra.it

https://cuoredipietrapublicart.wordpress.com

www.festivalitaca.net/2017/05/progetto-cuore-pietra-public-art-pianoro/

Per il docu-film di Cuore di pietra:

1995-2015.undo.net/it/videopool/1380036024

Attenzione: le immagini sono state ricavate dai link sopracitate alla voce litografia, pertanto non realizzate da noi. Le riutilizziamo a puri fini divulgativi del progetto e dell’evento.


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