#accaddeoggiarte | Speciale Futurismo

di Giovanni Avolio

La Rubrica “#accaddeoggiarte” la dedichiamo oggi ad un tema specifico, poiché molti eventi accaduti oggi hanno a che fare con un unico movimento artistico italiano, il FUTURISMO.

Oggi, 11 Febbraio, accadeva…


Il Manifesto dei pittori futuristi

Era l’11 febbraio quando, nel 1910, Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà, Luigi Russolo, Aroldo Bonzagni e Romolo Romani sottoscrivono il primo Manifesto dei pittori futuristi, letto l’8 marzo 1910 al Politeama Chiarella di Torino durante la terza serata futurista. Aroldo Bonzagni e Romolo Romani se ne allontaneranno subito e al loro posto subentreranno Giacomo Balla e Gino Severini. La fotografia in copertina ritrae Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini alla prima mostra tenutasi a Parigi, presso la galleria Bernheim-Jeune, dal 5 al 24 febbraio del 1912.


Una curiosità: la lite con Soffici!

Nel 1911, rientrato in Italia dopo il soggiorno parigino, Soffici si reca a Milano dove ha modo di ammirare una mostra futurista. L’artista rimane molto deluso dalle opere esposte al punto da stroncarla clamorosamente sul giornale La Voce definendola una <<delusione sdegnosa>>. L’articolo non rimase inosservato dai futuristi che reagirono prontamente in una maniera che si addice alla loro fama. Carrà, Boccioni, Marinetti e Russolo si recarono a Firenze, dove risiedeva Soffici, lo raggiungerò a sua insaputa al Caffè delle Giubbe Rosse mentre si trovava in compagnia degli amici Giuseppe Prezzolini e Medardo Rosso. Boccioni, inaspettatamente, schiaffeggia Soffici provocando la reazione degli amici e scatenando una violenta rissa. L’evento non rimase isolato. Il giorno seguente Soffici, in compagnia di Prezzolini, Spaini e Slataper, si recò alla stazione di Santa Maria Novella, dove il gruppo futurista aspettava il treno per fare rientro a Milano, provocando una nuova e violenta lite. La stampa e le maggiori testate dell’epoca parlano molto dell’evento. Da li a breve le due “fazioni” si riconcilieranno e soffici si avvicina al movimento futurista grazie alla mediazione e amicizia di Aldo Palazzeschi.


Il caso volle che oggi, 11 febbraio, nascessero anche:


Carlo Dalmazio Carrà

Conosciuto semplicemente come Carlo Carrà, nasceva a Quargnento, comune piemontese, nel 1881. Prima di diventare uno dei maestri indiscussi della Metafisica italiana l’artista aderisce al movimento futurista. La sua adesione al movimento futurista è durata circa sei anni, firmando addirittura il primo manifesto. Conosce Boccioni e Russolo nel 1908 e già da allora stringe con loro un forte legame. L’11 febbraio del 1910 firma il Manifesto dei pittori futuristi e nel 1912 scrive il manifesto “La pittura dei suoni, rumori, odori”. Nel 1916 si allontana dal movimento per avvicinarsi all’arte di Giorgio De Chirico e alla metafisica.


Anton Giulio Bragaglia

Nasce a Frosinone nel 1890. Ha scritto saggi, critiche cinematografiche, diretto film e cortometraggi e realizzato stupende fotografie. Si accosta al movimento futurista sin da subito, interessato al dinamismo e alla registrazione del movimento attraverso il mezzo a lui più congeniale, la fotografia. Sarà proprio con i fratelli Arturo e Carlo Ludovico che inizierà le prime sperimentazioni fotografiche e cinematografiche. In particolare la ricerca dei fratelli verte sulla fotodinamica e li porterà ad avvicinarsi, per convergenza di idee e sperimentazioni, al movimento futurista. Nel 1912 scrive, infatti, il saggio “Fotodinamismo futurista“. Muore a Roma il 15 luglio del 1960.


Il manifesto dei pittori futuristi

Agli artisti giovani d’Italia!

Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a quelli dei poeti futuristi, non parte già da una chiesuola estetica, ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista creatore. Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta dei musei.Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e all’entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l’abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita. Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell’umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro. Noi siamo nauseati dalla pigrizia vile che dal Cinquecento in poi fa vivere i nostri artisti d’un incessante sfruttamento delle glorie antiche. Per gli altri popoli, l’Italia è ancora una terra di morti, un’immensa Pompei biancheggiante di sepolcri. L’Italia invece rinasce, e al suo risorgimento politico segue il risorgimento intellettuale. Nel paese degli analfabeti vanno moltiplicandosi le scuole: nel paese del dolce far niente ruggono ormai officine innumerevoli: nel paese dell’estetica tradizionale spiccano oggi il volo ispirazioni sfolgoranti di novità. È vitale soltanto quell’arte che trova i propri elementi nell’ambiente che la circonda. Come i nostri antenati trassero materia d’arte dall’atmosfera religiosa che incombeva sulle anime loro, così noi dobbiamo ispirarci ai tangibili miracoli della vita contemporanea, alla ferrea rete di velocità che avvolge la Terra, ai transatlantici, alle Dreadnought, ai voli meravigliosi che solcano i cieli, alle audacie tenebrose dei navigatori subacquei, alla lotta spasmodica per la conquista dell’ignoto. E possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottarnbulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache, e dell’alcolizzato? Volendo noi pure contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni d’arte, dichiariamo guerra, risolutamente, a tutti quegli artisti e a tutte quelle istituzioni che, pur camuffandosi d’una veste di falsa modernità, rimangono invischiati nella tradizione, nell’accademismo, e soprattutto in una ripugnante pigrizia cerebrale. Noi denunciamo al disprezzo dei giovani tutta quella canaglia incosciente che a Roma applaude a una stomachevole rifioritura di classicismo rammollito; che a Firenze esalta dei nevrotici cultori d’un arcaismo ermafrodito; che a Milano rimunera una pedestre e cieca manualità quarantottesca; che a Torino incensa una pittura da funzionari governativi in pensione, e a Venezia glorifica un farraginoso patinume da alchimisti fossilizzati!Insorgiamo, insomma, contro la superficialità, la banalità e la facilità bottegaia e cialtrona che rendono profondamente spregevole la maggior parte degli artisti rispettati di ogni regione d’Italia. Via, dunque, restauratori prezzolati di vecchie croste! Via, archeologhi affetti da necrofilia cronica! Via, critici, compiacenti lenoni! Via, accademie gottose, professori ubbriaconi e ignoranti! Via! Domandate a questi sacerdoti del vero culto, a questi depositari delle leggi estetiche, dove siano oggi le opere di Giovanni Segantini; domandate loro perché le Commissioni ufficiali non si accorgano dell’esistenza di Gaetano Previati; domandate loro dove sia apprezzata la scultura di Medardo Rosso!…E chi si cura di pensare agli artisti che non hanno vent’anni di lotte e di sofferenze, ma che pur vanno preparando opere destinate ad onorare la patria? Hanno ben altri interessi da difendere, i critici pagati! Le esposizioni i concorsi, la critica superficiale e non mai disinteressata condannano l’arte italiana all’ignominia di una vera prostituzione! E che diremo degli specialisti? Suvvia! Finiamola, coi Ritrattisti, cogl’Internisti, coi Laghettisti, coi Montagnisti!…Li abbiamo sopportati abbastanza, tutti codesti impotenti pittori da villeggiatura! Finiamola con gli sfregiatori di marmi che ingombrano le piazze e profanano i cimiteri! Finiamola con l’architettura affaristica degli appaltatori di cementi armati! Finiamola coi decoratori da strapazzo, coi falsificatori di ceramiche, coi cartellonisti venduti e cogli illustratori sciatti e balordi! Ed ecco le nostre conclusioni recise: Con questa entusiastica adesione al futurismo, noi vogliamo:

1) Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo e il formalismo accademico.

2) Disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione.

3) Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima.

4) Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile faccia di pazzia con cui si sferzano e s’imbavagliano gl’innovatori.

5) Considerare i critici d’arte come inutili e dannosi.

6) Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e di buon gusto, espressioni troppo elastiche, con le quali si potranno facilmente demolire l’opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin.

7) Spazzar via dal campo ideale dell’arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.

8) Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. Siano sepolti i morti nelle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

Umberto Boccioni , Carlo Dalmazzo Carrà , Luigi Russolo, Giacomo Balla , Gino Severini

Con queste parole si inaugura una delle stagioni più fertili dell’arte che il nostro paese abbia vissuto durante il XX Secolo.


Adesso tenta il quiz sul futurismo. Riconosci l’artista corretto?

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Attenzione: le immagini utilizzate per il quiz potrebbero essere protette da copyright. Il nostro fine non è di natura economica ma di divulgazione dell’arte e della cultura. Le immagini non sono state realizzate da noi e di conseguenza riportiamo di seguito i link relativi alle immagini utilizzate. La copertina è stata ricavata da wikipedia, alla voce futurismo. Per il quiz invece:

Balla:

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Severini:

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Bonzagni:

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Bragaglia:

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Soffici:

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