Mario Merz: l’arte povera con igloo e numeri. 

Testo di Laura Scattoni

E’ tra i primi nati del 1925 nella città meneghina ma il luogo in cui cresce è Torino perché è qui che trascorre gli anni dell’infanzia e della giovinezza.

Nel capoluogo piemontese si iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia ma in lui arde già il fuoco dell’arte. Lascia gli studi e inizia così a dedicarsi alla sua vera passione.

Negli anni del secondo conflitto mondiale prende parte al gruppo antifascista, Giustizia e Libertà e successivamente, nel 1945, viene arrestato e incarcerato. I suoi esordi sono legati all’Espressionismo e poi all’Informale, come bene emerge dalla sua prima personale del 1954 a Torino.

A partire dalla metà degli anni sessanta del ‘900 iniziano a comparire nelle sale dove espone le sue tele: ombrelli, tubi di neon e altri oggetti presi della vita di tutti i giorni. Questi strumenti portano Merz ad allontanarsi gradualmente dalla pittura, che riprende solo successivamente per dedicarsi alla completa sperimentazione di questi materiali.

La strada che intraprende lo porta nel 1967 ad entrare a far parte del movimento italiano dell’Arte Povera, stringe amicizia con artisti come Boetti e Pistoletto. Questo gruppo nasce da un’opposizione verso il sistema capitalistico e lo sviluppo industriale. Gli artisti vogliono tornare all’essenza delle cose, mostrare gli oggetti per ciò che sono, nella loro genuinità e vengono scelti materiali poveri allo stato puro, prima di qualsiasi forma di contaminazione, come il vetro, il ferro, la terra, il legno e il neon.

La fotografia è stata ricavata dal seguente link: apri

Nel 1968 l’istinto creativo di Merz da vita alle prime igloo che diventano una costante fissa nelle sua produzione artistica, così come le serie di Fibonacci. Una delle prime è l’Igloo con albero del 1968-69, la semisfera richiama ai primi modelli di abitazioni primitive ma non solo, ricorda anche la concezione primordiale che l’essere umano aveva della volta celeste, una grande sfera sopra le nostre teste.

Mario Merz si definiva un’artista “vagabondo”, quindi l’igloo idealizza anche l’abitazione perfetta per questo stile di vita nomade e solitamente amava arricchire queste strutture di elementi autoctoni caratteristici del luogo in cui venivano realizzate. Nel 1970 inizia il suo interesse per il grande matematico pisano, del XIII secolo, Fibonacci e per formule da lui inventate inerenti la successione matematica, dove ogni numero corrisponde alla somma di quelli precedenti. L’artista è riuscito a fare apprezzare all’osservatore la particolarità di questo calcolo. Per rappresentare le teorie dello scienziato medievale, Merz usa la successione dei numeri e la forma energetica della spirale. Inserisce poi nelle sue opere motociclette, giornali, tavolini e elementi figurativi come animali e personaggi tratti dalla mitologia. Come ad esempio in Tavola a spirale per festino di giornali datati il giorno del festino del 1976.

Che Fare? 1968-73 Mario Merz 1925-2003 ARTIST ROOMS Acquired jointly with the National Galleries of Scotland through The d’Offay Donation with assistance from the National Heritage Memorial Fund and the Art Fund 2008 http://www.tate.org.uk/art/work/AR00598

Persistono sempre nelle sue opere igloo e spirali, proposti in tutte le forme possibili ed immaginabili. Nel 1989, a New York, arriva un’importante riconoscimento: il Solomon R. Guggenheim gli organizza una meravigliosa retrospettiva. Nel corso della sua carriera artistica prende parte alle più importanti rassegne artistiche come la Biennale di Venezia.

Torino è la città dove l’artista trascorre la maggior parte della vita, accanto alla moglie, anche lei un’artista, Marisa Merz. Muore però nella sua città natale, Milano, nel novembre del 2003, all’età di 78 anni.


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Immagine di copertina: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Merz7.jpg

Igloo: http://3.bp.blogspot.com/-pRmIJmW7eas/Ve3NFE7-xEI/AAAAAAAAKPo/GELt0U7uGnY/s1600/citta%25CC%2580%2Birreale%2BMario%2BMerz%2BGallerie%2BAccademia%2B-3.jpg

Che fare?: http://www.tate.org.uk/art/images/work/AR/AR00598_10.jpg


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