La “street art” come non l’avevamo mai vista.

Testo di Giovanni Avolio

LaBs Gallery torna a stupirci ancora e si conferma come una voce fuori dal coro nel panorama galleristico bolognese, proponendo qualcosa che, all’interno di una istituzione privata, non si era mai visto.

TUTTI NUDI”, la mostra curata da Fulvio Chimento e Luca Ciancabilla, sembra disegnata per un museo, con installazioni colossali, che occupano per intero la superficie muraria della galleria.

Lo spazio della LaBs, chiesa di un complesso monastico del 1200, dopo Napoleone locanda con camere dove, sembrerebbe, aver soggiornato anche Leopardi per tre mesi, “si mette a nudo”, o meglio, permette agli artisti di esternare la propria “nudità”, ognuno interpretandola a modo proprio.

In mostra 5 artisti per quattro tipologie di interventi molto diversi tra loro. Tema principale “la nudità”, intesa come un ritorno alle origini, alla tag, che ha caratterizzato gli esordi di ognuno di loro.

La coppia Cuoghi Corsello torna, allora, a firmarsi con le loro “sigle” originali, ovvero CK8 e Suf. Scelgono di farlo scrivendo le loro tag con degli specchi, un vero e proprio “Block stile”, dal significato molto più profondo di quanto l’apparenza possa far immaginare. “Tutti nudi”. La nudità è espressa dal riflesso allo specchio, dal nostro confrontarci con l’immagine con la quale conviviamo tutti i giorni. Ma non si tratta di uno specchio domestico, che ci rassicura, identitario e carico di certezze. È decentramento, alterità, contaminazione, molteplicità. È lo specchio che ci costringe a confrontarci con gli altri, quegli altri troppo spesso dimenticati dall’egoismo contemporaneo. È un perturbante di freudiana memoria, l’heimlich che si trasforma in unheimlich

Poi Dado, writer bolognese della prima ora. Il suo modo di mettersi a nudo è apparentemente diverso dalle altre installazioni. È un “caos” apparente, un disordine voluto, un accumulo claustrofobico di forme, sculture, oggetti, tag, installazioni, quadri, idee, progetti. L’accumulo e la sovrapposizione che caratterizza l’arte di strada si ripropone in galleria come “ammasso personale”. Si mette a nudo portando in un solo spazio tutta la propria evoluzione artistica. Dalla sua firma su un vetro, la vera origine, alle installazioni più complesse come un muro letteralmente “cucito” e la tag 3D, realizzata con una cura magistrale attraverso gomitoli e gomitoli di lana che, non appena svolti, tornano ad essere semplici fili. Ma questo non basta e l’artista li riavvolge ancora, stavolta su supporti diversi, su chiodi, sino a creare una scritta, “Dado”, che campeggia immobile e silenziosa, nel marasma caotico che la circonda.

É la volta di Rusty e della sua interpretazione del mettersi a nudo. Ritorniamo dunque alla Tag originale dell’artista, che accompagna i viandanti delle strade bolognesi da oltre un ventennio. Eppure, anche in questo caso, la trasformazione è palese, l’evoluzione innegabile, la complessità stupefacente. Un grande schermo luminoso, una tela che per oltre sei metri di lunghezza fa da sfondo alla sua Tag. É ancora un “Block stile”, ma con moduli di dimensioni variabili. A rendere “nuda” la scritta interviene la scelta dei moduli: raggi! Raggi X, trovati in un cassonetto, risalenti agli anni Ottanta, accuratamente scelti. Sono casi di fratture, ossa rotte, chiodi, teste, piedi, braccia. La nudità è espressa nella sua forma più intima, quella che la nostra pelle nasconde anche a noi, che non vuole svelarci, e viene qui palesata in tutta la sua “nuda verità”.

Infine Joys e la parete più difficile della sala, quella in fondo, sotto una grande finestra, tra le due porte che permettono l’ingresso all’ufficio, sotto il grande tubo di refrigerazione. Uno spazio che qualsiasi artista avrebbe difficoltà ad utilizzare. Ma non Joys, ma non un writer. Anche lui si mette a nudo tornando alle sue origini, alla tag, ma lo fa confrontandosi con lo spazio a sua disposizione ed espandendo l’installazione ben oltre i confini murari che, evidentemente, gli stavano stretti. Realizza così una falsa finestra, un riferimento ai rosoni delle chiese medievali, espande la tag con dei pannelli che occupano lo spazio della porta e costringono gli astanti ad attraversarli, arriva sino alla grande vetrata e la occupa apponendo adesivi appositamente realizzati.

La mostra è l’apoteosi delle capacità occupazionali di uno spazio. Ogni superficie è diventata una tela, dove, gli artisti, sanno muoversi in perfetta armonia.

La LaBs, e la lungimiranza dei suoi “pionieri” Stefano Bevilacqua e Alessandro Luppi, diventa il luogo dove l’arte di strada si confronta con l’istituzione per creare qualcosa di assolutamente nuovo, che mantiene il processo creativo dettato dalle regole della strada, adattando il linguaggio allo spazio che la ospita.

La mostra sarà visitabile fino all’8 Marzo. Per informazioni: https://www.labsgallery.it

Ricordiamo la nostra intervista realizzata a Dado per l’occasione:

Intervista a Dado, writer Bolognese, in occasione della mostra “TUTTI NUDI”


Quiz sulla street art. Vediamo che sai fare!

Cosa si intende per Yarn bombing?

In quale nazione sono comparse le prime opere di Banksy?

Quale artista, tra questi street artist bolognesi, ha cancellato tutte le sue opere realizzate a Bologna?

Monica Cuoghi ha ideato l'ochetta Pea Brain?

Esiste la tecnica dei "Reverse graffiti"?

Si ispira, per realizzare le sue opere, al famoso videogioco arcade Space Invaders

È famoso per la sua "stencil art"!

5point di New York lo si poteva considerare un "tempio" dei graffiti?

Os Gemeos è un duo di street Artist di origine:


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