Man Ray

Testo di Laura Scattoni

Emmanuel Radnitzky, o meglio conosciuto come Man Ray, nasce negli Stati Uniti, a Filadelfia, nel 1890.

Cresce negli anni del primo conflitto mondiale in un paese non sfiorato dalla guerra, così che l’arte, arrivata da oltre oceano, ha modo di diffondersi e dar vita a nuovi sviluppi. Man Ray si trasferisce presto a New York; qui avvengono importanti incontri che influiranno nel corso nella sua produzione artistica.

Il primo, nel 1913, nella “Galleria 291”, con il fotografo Alfred Stieglitz, che lo ha introdotto nel mondo delle avanguardie europee e successivamente nel 1915 con gli artisti Duchamp e Picabia, nel circolo degli Arensberg, insieme ai quali darà vita al movimento dadaista americano.

Le sue prime opere si ispirano al mondo cubista, in particolare al cubismo sintetico e forte è l’influenza di Duchamp e Picabia, come si vede nell’opera Il villaggio del 1913. Man Ray inizia poi a sperimentare, a sfidare le sue potenzialità e si cimenta così nella ricerca di nuovi strumenti per realizzare i suoi capolavori. Esegue dei dipinti utilizzando l’aerografo, fino a quel momento utilizzato solo per scopi tecnici e non artistici, come La funambola si accompagna con le sue ombre del 1916. Un’immagine visionaria e bidimensionale che si allontana dalla realtà verso un mondo immaginario. Come Duchamp, anche l’artista statunitense si dedica ai ready-made, cioè nel tramutare in un capolavoro artistico qualsiasi oggetto. Ma Man Ray mette del suo, apporta delle modifiche come Cadeau del 1921, un ferro da stiro dove, nella superficie liscia, inserisce dei chiodi. L’artista gioca con gli oggetti e molto spesso questi arrivano ad esprimere il contrario della loro funzione originale. Con Duchamp crea nel 1916 la Sociéty of Independent Artists e poi nel 1920, con lo stesso e altri artisti, la Sociètè Anonime, volta a promuovere l’avanguardie artistiche in ogni forma.

Crediti: Immagine 1

Nel 1921 si trasferisce a Parigi sempre al seguito del suo amico Duchamp e qui, nella capitale francese, diventa fotografo professionista; questa diventerà la sua principale professione. Inoltre la fotografia diventa, spesso, nelle sue opere uno strumento determinate: alcuni ready-made dopo che l’artista li ha creati devono poi essere fotografati, la foto è parte integrante dell’opera, è da questa che deve essere osservato il capolavoro. Ad esempio in L’enigma di Isidore Ducasse del 1920, realizza un manufatto immaginario e lo fissa con l’aiuto della macchina fotografica. Un giorno, preso costantemente dalla ricerca assidua nell’ambito della fotografia e dal desiderio di mettersi sempre in gioco, gli capita un fatto: lascia casualmente alcuni oggetti su della carta fotosensibile e dopo il bagno di sviluppo vede dal risultato che questa fatalità gli ha permesso di scoprire una nuova tecnica, in cui si elimina la macchina fotografica. Sono figure astratte, che non conoscono la tridimensionalità, in bianco e nero, chiamate rayographs come in Senza titolo della serie Les champs délicieux del 1922.

Crediti: Immagine 2

La stessa indole lo caratterizza anche nella sua esperienza nel campo cinematografico. Realizza una serie di pellicole come Retour à la raison nel 1923 caratterizzate da una mancanza di filo logico, irrazionalità e immaginazione.  Negli anni Trenta ritorna alla creazione di oggetti e alla pittura, secondo modi tipicamente surrealisti; aveva partecipato infatti alla prima mostra del gruppo nel 1925. Sono opere di non facile comprensione con un grande alone di mistero. La sua sete di sperimentazione non si placa, adotta la tecnica della solarizzazione: espone gli oggetti per lungo tempo alla luce del sole e ne deriva un alone irreale, che si sviluppa nel contorno dell’immagine.

Ritorna negli Stati Uniti, ci resterà per più di 10 anni, realizza grandi capolavori come Equazioni Shakespeariane del 1948. Partirà nuovamente alla volta di Parigi dove muore nel 1976.

Fonti immagini:

Copertina: by wikipedia.org, cc. Link original file: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Man_Ray_1934.jpg

Immagine 1: by flickr.com, upload by Ombrella2’s. Link file: https://it.pinterest.com/pin/429882726909502153/

Immagine 2: Man Ray, Tears, 1930-1932, gelatin silver print, 9 x 11 3/4 in., The J. Paul Getty Museum, Los Angeles, Photo by William Cromar via Flickr, Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic License. Link: http://www.the-art-minute.com/man-ray-tears/

 


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