AZIONE! Body-Art…à la carte

Prima portata:

Antipasto

La performance (o performance art) è una forma d’arte tesa ad ibridare tutte le altre, a respingerle e ad accoglierle simultaneamente, e per questo sconfina sistematicamente negli ambiti meno attesi e sfugge a facili definizioni.
Cangiante per natura, la performance ha il potere di magnetizzare elementi di diversa estrazione culturale, di confondere presente e passato, la routine e l’onirico, schierandosi a favore del disordine, dell’istantaneità e della caducità. Il momento è prezioso, l’azione è imprevedibile, tutte le regole vengono sovvertite.
Scrivere una storia unica della performance o tentare di rintracciarne le origini sarebbe praticamente impossibile. Nella storia dell’arte, molti dei pittori, degli scultori, dei fotografi che conosciamo – ma anche altri personaggi non necessariamente legati a tale contesto – si sono misurati con la performance o hanno manifestato una spiccata sensibilità verso questo genere di arte.
Alcuni lo hanno fatto consapevolmente, altri casualmente, diremmo, per gioco. Dalle azioni teatrali di dadaisti e futuristi, dai travestimenti di Dalì e Frida Khalo, da Yves Klein a Jim Dine, da Piero Manzoni a Joseph Beuys, è andato delineandosi un primo abbozzo di quella forma espressiva che dominerà l’arte degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
Proprio negli anni Sessanta l’impiego del corpo dell’artista divenne centrale, nelle forme e nei modi noti sotto il nome di Body Art. Sotto questa denominazione si raccolsero tutte quelle operazioni paradossali, “agite” da autori che si sentivano spinti dal desiderio di interagire con, e reagire all’Altro. Era forte la necessità di mostrarsi per poter essere, di riconquistare il diritto sul proprio corpo e di venire, consecutivamente, nuovamente al mondo, con una nuova identità.

Immagine 1

La Body Art più viscerale si presentò al mondo senza riserve né mediazioni; si propose come lo specchio più chiaro, diretto e violento del reale e di tutte le sofferenze profonde e dei turbamenti propri all’essere umano. I bodyartisti non scimmiottarono mimeticamente la storia dei personaggi che incarnavano; divennero essi stessi la storia e i personaggi. E una volta aperto il vaso di Pandora, scatenarono un dramma isterico-dionisiaco basato sui più forti e basici conflitti interiori e sulle coppie dicotomiche che li incarnano (pulsione alla vita e pulsione alla morte, desideri di distruzione e paradisi catartici), in un momento in cui essi erano, per l’uomo del Novecento, ben lontani dall’essere digeriti . Ogni turba venne affrontata, spesso con spiccata violenza e vorace aggressività, mirate al corpo o ad un feticcio sostitutivo del corpo.
L’Azione, la rappresentazione sarebbero servite ad esorcizzare la tendenza patologica dell’uomo a rimanere vittima di se stesso e del suo tempo, con l’intento di riprodurre, in qualche modo, l’esperienza della vittoria sul male. In prima linea, tra le avanguardie più agguerrite, i bodyartisti del Wiener Aktionismus – Hermann Nitsch (1938), Otto Mühl (1925), Rudolf Schwarzkogler (1940-1969), Günter Brus (1938) – radicalizzarono l’azione sul corpo spingendosi, spesso, laddove mai nessun performer si era mai spinto.
Nitsch, in modo particolare, fin dalle sue prime performance ha proposto azioni estreme che lo hanno visto coinvolto in duri scontri con l’opinione pubblica.
Tralasciando questo genere di controversie, è interessante ricordare il fatto che l’artista abbia raggruppato la summa delle sue performance sotto il titolo di “Teatro dell’orgia e dei misteri”, un teatro che, sulla scorta del Teatro della crudeltà di Antonin Artaud, vuole rompere i canoni della rappresentazione occidentale, proponendosi di attivare quelle energie che dormono, represse in profondità, nell’animo dello spettatore. Le sue sono feste rituali che tendono al concetto di Gesamtkunstwerk, formula tipica tanto dell’arte romantica (da Blake in poi), quanto in generale dell’avanguardia novecentesca (sotto l’influsso di Wagner e dell’ossessione simbolista per la sinestesia), che sognava una sintesi completa tra le arti.

Le performance di Hermann Nitsch sono ispirate dalla ricerca di un sincretismo universalistico, basato sull’incontro di svariate pratiche religiose e culture dissimili tra loro. La lettura neopagana operata da Nitsch affonda le sue radici nella cultura rurale austriaca, incrociata ad alcune delle pratiche rituali dell’antichità classica. Ad esempio il Taurobolion, rito di iniziazione al culto mitraico, nel quale l’iniziando nudo veniva asperso e cosparso con il sangue di un toro sgozzato. Altrettanto insistentemente tornano i richiami alla crocefissione di Cristo, anch’essa legata ad elementi quali il sacrificio, il dolore del corpo, il sangue e la morte.

Immagine 2

Vi sono altre due figure alle quali Nitsch si ispira esplicitamente: Edipo e Dioniso.
Del primo l’artista ritualizza il mitico accecamento; del secondo il rito dello Sparagmos (smembramento), legato al processo archetipico di passione, distruzione, morte e resurrezione. Nella performance questa lacerazione dell’io si concretizza, per via sostitutiva, sul cadavere di un animale, intorno al quale avvengono tutte le azioni. Quest’incontro tra l’elemento umano e quello animale ci introduce ad un altro punto essenziale dell’opera di Nitsch: l’annullamento delle categorie. Femminino e mascolino, divino e umano si fondono e si confondono in un unico grande rituale orgiastico-sincretico. Fra attore e spettatore la distanza è stata eliminata: una scarica emotiva bidirezionale libera le energie represse, attiva la catarsi aristotelica. Questa è la finalità di Nitsch: generare, attraverso l’uso dell’estremo pornografico e dell’eccesso sado-masochistico, una violenta, ma efficace, ab-reazione del pubblico.

La carica che contraddistingue le operazioni del gruppo del Wiener Aktionismus è efficace in quanto opera sul sentimento primitivo collettivo, una memoria nella quale sono rimasti depositati residui di storia passata, di ritualità antiche non del tutto andate perdute.
Il rito ha questa forza particolare: è in grado di resistere al passaggio rimovente della storia, di reinventarsi parassitando altri sistemi. Esistono riti che, facendosi strada nel corpo-ospite di altre realtà culturali, sono riusciti ad assumerne le sembianze; così è andato configurandosi, ed ha infine preso forma un genere di rito che condivide con molte arti, e in particolar modo con la performance, un mondo creativo e auto-referenziale di prassi e poiesi tangibile e di grande efficacia.

A questo proposito sono stati molto preziosi i contributi che provengono dall’opera di Marina Abramović all’inizio della sua carriera artistica, ma di questo parleremo alla prossima…portata.

Armenia


 Fonti immagini

Copertina: L’immagine riprende il pittore Millais vestito da Dante Alighieri. Link di riferimento: https://www.scienceandmediamuseum.org.uk/

Immagine 1: modello del teatro delle orge e dei misteri di Nitsch. Link di riferimento: http://maldoror-is-dead.blogspot.it/2010/12/hermann-nitsch-des-orgien-mysterien.html

Immagine 2: Dal volume “Interessi truccati. Giochi di travestimento e angoscia culturale”, Marjorie Garber, Raffaello Cortina Editore.


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