Dada, Surrealismo e Futurismo. L’arte nell’anarchia.

Testo di Guido e Grazia Candela

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Il dadaismo o dada è una tendenza culturale nata a Zurigo, nella Svizzera neutrale della Prima guerra mondiale, tra il 1916 e il 1920; l’esordio ufficiale avviene al Cabaret Voltaire. Il movimento, interessa soprattutto le arti visive, la letteratura, il teatro e la grafica, ed esprime la politica antibellica attraverso il rifiuto degli standard artistici e dell’arte stessa (lo dimostra il nome “dada” che, come l’intercalare di un infante, non ha un vero e proprio significato). Il dadaismo ha quindi messo in dubbio e stravolto le convenzioni dell’epoca, enfatizzando la stravaganza, la derisione e l’umorismo.

Il dadaismo ha influenzato stili artistici e movimenti nati successivamente, come il surrealismo e il gruppo neo-dada di Fluxus. Dada è stato un movimento internazionale. Dalla Svizzera si estende a Parigi, a Berlino (dove il movimento si divide in una corrente di ispirazione marxista, in cui troviamo George Grosz e Trude Weahner, ed un’anima anarchica che annovera tra gli altri Raoul Hausmann e Johannes Baader) ed a New York, dove trova l’adesione di Marcel Duchamp, Man Ray, Francis Picabia, Kurt Schwitters e del gallerista Alfred Stieglitz. La vita del movimento è però breve, scompare tra il 1922 e il 1924, dando vita al surrealismo.

Molti dei valori dei dada sono comuni all’anarchismo: la critica, la derisione, l’inclinazione sovversiva, il rifiuto dei valori consolidati. Queste idee sono condivise in particolare da un gruppo di intellettuali che vuole allontanarsi da una condizione politica non condivisa. Tuttavia, la coincidenza di valori fra dada ed anarchia non è completa ma occasionale e breve. Scrive Hans Richter analizzando quei tempi: “L’opposizione alle autorità era comune a tutti. E fu ben presto evidente. Si era nel bel mezzo della rivoluzione e il Dada vi si trovava proprio al centro. Una volta si era per Spartakus, un’altra per il comunismo, poi per il bolscevismo, l’anarchia [tutto andava bene al fine] di salvaguardare quell’indipendenza e libertà individuale che, più di ogni altra cosa, avevamo impegnato nel dada”.

Fra i pittori dada più vicini all’anarchia, il catalogo dell’esposizione Addio Lugano Bella, nomina Hans Arp, Man Ray e Hans Richter. Tuttavia Arp secondo la nostra classificazione può essere considerato solo un simpatizzante, mentre riteniamo che non sia così per Man Ray e Richter per i legami più evidenti che hanno per l’anarchia. Il collegamento per Man Ray (1890-1976 Immagine F.79) risale sia alla sua formazione presso il Centro Ferrer di New York, dove segue il metodo didattico dell’anarchico Francisco Ferrer y Guardìa, sia al suo esordio come pittore quando a New York pubblica (nel 1914) vignette di satira politica e due copertine per la rivista Mother Earth, fondata dagli anarchici Emma Goldman e Alexander Berkman. Più esplicite sono le idee politiche di Hans Richter (1888-1976) che nel periodo dada zurighese mostra un forte interesse per l’anarchia, per Kropotkin e Bakunin (di cui fece un ritratto per Der Revoluzzer). Hans crede nell’attivismo politico degli artisti, scegliendo di opporsi alla guerra e di sostenere la rivoluzione, inoltre lo troviamo come cofondatore dell’Association of Revolutionary Artists di Zurigo.

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Il surrealismo è il movimento culturale che nasce come evoluzione del dadaismo, coinvolgendo tutte le arti visive. Ha come principale teorico il poeta André Breton, che diviene l’ispiratore della vitalità rivoluzionaria del movimento. Breton, influenzato dalle idee di Freud, ritiene inaccettabile che l’inconscio abbia così poco spazio nella civiltà moderna. André pensa quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui sogno e inconscio devono avere un ruolo fondamentale. Nel Manifesto surrealista del 1924, vengono sviluppati tre temi principali: l’amore, il sogno e la liberazione dalle convenzioni sociali. Questi valori inducono molti esponenti del surrealismo a sposare la causa del comunismo e dell’anarchismo, per contribuire attivamente al cambiamento politico e sociale, immaginando un sistema di vita differente che avrebbe portato proprio alla surrealtà.

Breton indica chiaramente la componente sovversiva del surrealismo: “Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud. Queste due parole d’ordine sono per noi una sola”. Un concetto che Schwarz porta ancor più vicino alla matrice anarchica: “Il surrealista, come l’anarchico, ha rovesciato la prospettiva marxista che teorizzava la trasformazione dell’individuo attraverso il cambiamento della società, mettendo così il carro avanti ai buoi. Il surrealista è un sognatore che sa quello che vuole: trasformare l’individuo per cambiare il sociale”.

Inoltre, Breton condivide con Leon Trotsky la stesura del saggio “Per l’arte libera” del 1938. In questo articolo, Trotsky, pur convinto sostenitore della pianificazione centralizzata dello Stato socialista autoritario, scende, forse costretto dal confronto con Breton, ad un compromesso con l’anarchia. Infatti egli scrive:

Se per lo sviluppo delle forze produttive materiali la rivoluzione è tenuta a erigere un regime socialista di pianificazione centralizzata, per la creazione intellettuale essa deve fin dall’inizio stabilire ed assicurare un regime anarchico di libertà individuale”.

Sono queste testimonianze che permettono di affermare che esiste un legame di pensiero fra il surrealismo, i pittori surrealisti e l’anarchismo, non flebile anche se spesso occasionale e quasi sempre senza partecipazione alla politica attiva.

Infine, una menzione specifica richiede il futurismo, come corrente artistica nata in Italia. Il futurismo nasce il 22 febbraio 1909 con la pubblicazione del Manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti. In questo movimento si possono riscontrare due anime: una di stampo nazionalista e di destra, che prevale e aderisce al fascismo; una di sinistra, con forti tendenze anarchiche (il cosiddetto anarco-futurismo), in cui hanno importanza Virgilio Gozzoli e Giovanni Governato. Mentre Virgilio Gozzoli (1886-1964) è prevalentemente scrittore, saggista ed editore, Giovanni Governato (1889-1951) è pittore, disegnatore illustratore e xilografo che, a La Spezia, entra in contatto con gli ambienti anarchici e futuristi. Giovanni inizia come xilografo della rivista L’Eroica e disegna per alcune testate anarchiche italiane, come Iconoclasta!, Il Proletario, Anarchismo, Vespro anarchico, Il Libertario. Marinetti lo riconosce ufficialmente come pittore futurista. Nel 1921, espone le sue opere a Parigi alle gallerie Reinhardt, accanto ai maggiori futuristi italiani. Nello stesso anno è cofondatore della rivista anarco-futurista Vertice. Sulle pagine dell’unico numero editato, Giovanni pubblica le sue xilografie e alcuni suoi quadri. Processato per avere aiutato Renzo Novatore dandogli i suoi documenti affinché potesse sfuggire ai controlli della polizia; successivamente è scagionato ma, nonostante abbandoni l’attivismo politico, viene sorvegliato, in quanto non si iscrive al Partito Nazionale Fascista.


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