DITTICI CONTEMPORANEI. Matilde Piazzi allo Spazio Arte CUBO di Bologna

 

Di Maria Chiara Wang

Rinascimento è il titolo scelto da Matilde Piazzi, giovane fotografa bolognese, per la sua personale, curata da Eleonora Frattarolo, visitabile presso Spazio Arte CUBO fino al 20.01.2018.

In mostra sono esposti un ciclo di ritratti (2013) ed un autoritratto (2017) proposti come dittici in cui fisionomie umane sono affiancate ad altre naturali o urbane.

Rispetto alla ritrattistica rinascimentale, a cui la Piazzi vuole rendere omaggio attraverso i propri scatti contemporanei, oltre ad esserci una separazione fisica tra le figure in posa e l’ambientazione – una vera e propria ‘destrutturazione’-, vi è anche una totale assenza di nesso spazio-temporale tra i volti ed i paesaggi che vengono loro accostati.

Ritratto di Valerio, fotografia digitale, 74×105 cm, 2013

Uomo e ambiente, appartenenti a cronotopi differenti, vengono abbinati e posti in dialogo attraverso associazioni e rimandi incrociati dovuti o alle pose, o alle cromie, o ad affinità di genere.

Mediante un processo di astrazione e straniamento la linea di confine tra volto e luogo si perde in una sovrapposizione di piani e in una commistione di impressioni che, nella mente dello spettatore, riporta all’unità ciò che viene proposto come separato.

Le analogie che mettono in rapporto le parti del dittico si fondano su una totale assenza di interiorizzazione. La Piazzi si concentra sulla forma: ciò che nasce di ‘spirituale’ dalla coppia è frutto del ‘corto circuito visivo e psichico’ creato dall’abbinamento volto/paesaggio che trascende l’evidenza.

A seconda delle opere i richiami possono essere più o meno evidenti.  In Ritratto di Maria Ida, la folta chioma di memoria preraffaelita di Maria fa da specchio al colore della sabbia e dei cespugli del tramonto pugliese, così come in Ritratto di Valerio l’analogia è di stampo cromatico; in Ritratto di Anna il volto della ragazza ha la medesima inclinazione dell’hotel del Gargano ‘volutamente ritratto di sbieco… come una nave che salpa’, e sul gioco di linee si basa anche Ritratto di Angela. I Ritratti di Alessandro, di Horacio e di Louise sono accostati a paesaggi loro affini per genere e fisionomia: un viso da skater per un muro berlinese su cui trionfano gli interventi di writers, un paesaggio italiano che ricorda l’America per un volto sudamericano, una figura nordica per uno scorcio sul Tamigi. Di lettura meno immediata l’associazione che lega il Ritratto di Paolo al crepuscolo in autostrada.

Ritratto di Maria Ida, fotografia digitale, 74×105 cm, 2013.

Approfondimento a parte merita l’Autoritratto di Matilde che, a differenza di quelli sopra descritti, non rientra nel medesimo ‘perimetro visivo’ del paesaggio che ha deciso di abbinare alla propria immagine: ‘Un luogo selvaggio dove la natura è potente e spaventosa’, una parete di rocce di granito in cui ‘l’uomo tenta di trovare ordine, una strada percorribile’.


L’ultimo giorno per tentare il quiz dedicato a questo natale. Mettiti alla prova e trova l’artista coretto di queste opere. Buone festività da DArteMA.

Quale artista ha dipinto l'opera dell'immagine?

Da wikipedia.org alla voce dell'artista, cc.

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