Gli anni bolognesi di Francesco Giuliari

Testo di Marco Fiori (Presidente ALI – Associazione Liberi Incisori)

Nei lunghi anni vissuti a Bologna Francesco Giuliari aveva lo studio in un appartamento al piano rialzato di un grande condominio di Borgo Panigale, a poche decine di metri dall’imponente edificio progettato dall’architetto Pancaldi per gli uffici della IBM. In questo appartamento, l’ideale “bomboniera” per le esigenze delle sue attività artistiche, la sala era occupata da un grande cavalletto per la pittura e da un tavolino attrezzato per le incisioni; non mancava una libreria, una vecchia poltrona e un divanetto per gli amici in visita, il tutto circondato da un’enorme quantità di tele, cornici e da un’insolita, ordinata, varietà di oggetti. Una stanza era adibita a stamperia calcografica e nel locale cucina, stipato di attrezzi e materiali vari, un vecchio frigorifero era sempre  pieno di dolci, cioccolatini e bottiglie di vino per gli amici e le persone in visita.

Ricordo con particolare nostalgia gli anni dal 1996 al 2001, gli ultimi da lui vissuti a Bologna, quando avevamo una frequentazione quasi quotidiana e la sua gioia di vivere si esaltava nella creatività artistica e nella voglia di partecipare a nuove iniziative. Nel 1996 fu uno dei primi artisti incisori ad essere contattato da Giuseppe Zunica, intento a formare il nucleo dei soci fondatori dell’A.I.E.R., l’Associazione Incisori Emiliano Romagnoli, al quale aderì subito con entusiasmo. Un anno dopo, nella neonata associazione, fu il primo artista che si candidò a donare a tutti i soci “affiliati” una sua incisione e, per tale occasione, chiese il mio suggerimento per la scelta del soggetto più adatto. Gli proposi la rivisitazione calcografica del dipinto di Daumier “L’amateur d’estampes”, un quadro che mi aveva sempre affascinato e, prima ancora di finire la frase, disse: “idea stupenda ma, ricordati, il modello dell’opera dovrai assolutamente essere tu…

Giuliari 1997-Autoritratto col piede sinistro nella scarpa destra

Per Francesco individuare fra amici e parenti i modelli per le sue opere era cosa usuale. Credo che ben poche delle persone che lo frequentavano con assiduità non siano state raffigurate in un suo dipinto o in una sua incisione. Come artista aveva tutte le caratteristiche di un moderno peintre-graveur. Trasferiva nel linguaggio incisorio i soggetti e i temi dei suoi dipinti con incredibile disinvoltura e, a volte, correva il rischio che l’osservatore, appagato dalla veste iconografica che rendeva piacevole e apparentemente facile la lettura dell’opera, ne trascurasse la comprensione dei contenuti così ben nascosti e sottilmente complessi. Molte acqueforti di Giuliari vennero realizzate su commissione di privati editori come, ad esempio, la serie di tavole dedicate alle “professioni e mestieri” e ai “vini d’Italia”. Non mancavano occasioni di prestigiose committenze di carattere pubblico come, nel Duemila, le quattro incisioni per il “XVI International Symposium on Medicinal Chemistry” realizzate per l’Università di Bologna in contemporanea agli eventi legati a “Bologna, città europea della cultura”.

Da bravo calcografo Giuliari curava da sé la completa tiratura di ogni matrice. Ad aiutarlo nel lavoro di torcoliere era solitamente l’amico Nandino Marchesini che ricorda, con commovente ironia, la garbata umanità del maestro che non si scomponeva né si alterava mai davanti agli “infortuni di stampa” e, per avere la possibilità di scaricare verbalmente alcuni improperi, aveva inventato un personaggio-fantasma, Giovanni Grattasassi, al quale indirizzavano ogni sorta di epiteti quando un foglio doveva essere scartato.

Dopo “l’Omaggio a Daumier”, la sua collaborazione con l’A.I.E.R. continuò e, nel 2002, Giuliari venne scelto insieme ad Emilio Contini ed Adriano Boni per l’edizione della Cartella “L’acquaforte e la libertà”, tre acqueforti accompagnate da uno scritto di Giuseppe Zunica. L’opera di Giuliari, “Lo stampatore”, seguiva idealmente il precedente tema (un’incisione sull’incisione) alla quale, poco tempo dopo, seguì “L’incisore” (primo e secondo stato), formando così un trittico fra i più interessanti della sua opera grafica.

Giuliari 2003-L’incisore.

In molte occasioni la spontanea focosità di Giuliari si scontrava con il controllato e severo rigore di Zunica e, col tempo, si accentuò fra i due una incomprensione caratteriale che, poco a poco, contribuì ad allontanarli e questo venne anche facilitato dal trasferimento di Francesco e della moglie Laura, nell’estate del 2001, a Forlì.

Nella città romagnola Giuliari ebbe stima, considerazione e riconoscimenti che Bologna, notoriamente ingrata coi suoi figli (naturali o adottivi), gli diede solo in minima parte. Tuttavia mi piace pensare, e non me ne vogliano gli amici forlivesi, che Francesco in cuor suo avesse nostalgia dello studio bolognese, degli amici come Sandro e Nandino e di quelli che definiva “i ragazzi della casa di campagna”.

Un anno prima di morire, quasi cieco e fisicamente provato, mi telefonò alle dieci di sera con la voce limpida e squillante dei tempi migliori: “Ho pensato”, mi disse, “al nome della nuova associazione. Dovete chiamarla ALI, Associazione Liberi Incisori. Credimi, è bellissimo e vi porterà fortuna”.


Il quiz della settimana si tinge di rosso per questo natale. Mettiti alla prova e trova l’artista coretto di queste opere. Buone festività da DArteMA.

Quale artista ha dipinto l'opera dell'immagine?

Da wikipedia.org alla voce dell'artista, cc.

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