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Racconta il Vasari, nella biografia di Brunelleschi, un aneddoto alquanto singolare, altre volte attribuito alla figura di Cristoforo Colombo. Non è nulla di verificabile ma, certamente, curioso.

In occasione dell’appalto per la cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze Brunelleschi venne chiamato a presentare il suo progetto insieme a molti altri studiosi e architetti. Ognuno propose la propria idea; chi voleva fare pilastri in muratura che partivano dal piano terra, chi chiuderla con spugne in modo da alleggerirla e chi voleva erigere un pilastro al centro per mantenerne il peso. Solo uno, ovvero Brunelleschi, senza entrare nei dettagli, disse che si poteva chiudere in maniera assai semplice, con una spesa ridotta, senza armatura e senza travi. Tutti, li per li, iniziarono a beffeggiarsi di lui, tanto che, si racconta, Brunelleschi non uscì più di casa in quel periodo per paura che gli altri potessero dire “vedi colà quel pazzo”. Ma Filippo, armato di pazienza, riuscì a parlare con consoli e sapienti e li convinse della bontà del suo progetto. Un giorno, riunitisi molti saggi che credevano che Brunelleschi avrebbe mostrato loro un modello del progetto, egli, che non voleva mostrarlo, li sfidò. Chiunque sarebbe riuscito a mantenere dritto un uovo su un pianale di marmo avrebbe eretto la cupola. Tutti provarono e riprovarono senza successo. Alla fine Brunelleschi prese l’uovo e, datogli un colpetto sul “culo”, come afferma il Vasari, ovvero rompendolo lievemente su un lato, riuscì nell’impresa. Sbigottiti dissero che ognuno di loro sarebbe riuscito a farlo così e lui rispose che sì, lo avrebbero potuto fare ma che lo fece solo lui. A qual punto gli venne affidato il progetto. È bello poter immaginare che un’opera di tanto ingegno e infinita bellezza, qual’è la sua famosa cupola, possa essere nata da eventi simili.

Immagine di Fczarnowski, cc, fonte: wikipedia.org

 


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One thought on “Filippo Brunelleschi e l’uovo della discordia!”

  1. L’uovo nell’Arte
    Anche il nostro Cristoforo Colombo utilizzò l’uovo come simbolo dimostrativo per una grande impresa, come d’altronde fece intorno all’anno 1418 Brunelleschi per convincere gli increduli. Ma in maniera fisica diversa, una volta impugnato l’uovo, stese il braccio in cui la mano lo stringeva facendolo roteare velocemente con forza come una centrifuga (norma fisica) in modo che il torlo (parte dell’uovo più pesante dell’albume) custodito all’interno della membrana la rompesse andando a depositarsi sulla base del guscio, permettendo così all’uovo di stare in verticale senza romperlo, come fece circa settant’anni prima Brunelleschi. Devo aggiungere che l’uovo simbolo di nuova vita è utilizzato spesso nel Rinascimento. Lo troviamo nella “Pala della Conversazione” a Brera, opera universale di Piero della Francesca 1472 in essa è raffigurata la conchiglia simbolo di Venere, ora di Maria madre di Gesù e della bellezza eterna della natura e Vergine generatrice su di cui cala dall’alto l’uovo di struzzo emblema della perfezione divina. L’uovo è un complesso richiamo al dogma della verginità di Maria, che doveva essere noto agli umanisti del XV secolo, rifacendosi alla storia di Leda sposa al re di Sparta che venne fecondata da Zeus in veste di cigno, e Maria tramite i raggi emanati dalla colomba dello Spirito Santo. (L.B.)

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