Gli auguri Prandi. I biglietti “Pro Festivitate”, piccole stampe originale che, dal 1957, emozionano collezionisti e non.

Di Marco Fiori

Fra gli incisori contemporanei si sta sempre più diffondendo l’abitudine di inviare gli auguri di “Buone Feste” attraverso la realizzazione di piccole stampe originali (calcografiche, xilografiche o litografiche) realizzate di anno in anno per tale occasione. Sono i cosiddetti “PF – Pro Festivitate” di antica memoria. Come nella tavole di grandi dimensioni anche in questi foglietti è possibile trovare spesso felici intuizioni creative e buone tecniche esecutive. Le ridotte dimensioni delle matrici non impediscono agli artisti più capaci di esprimere attraverso queste stampe una ricca varietà di segni, luci e valori tonali.

Nell’Italia del dopoguerra, fra i primi ad intuire la possibilità di promuovere il valore intrinseco della grafica originale nella veste di biglietti augurali vi furono i librai Prandi di Reggio Emilia. Nel 1957 Prandi si fece editore di un nutrito gruppo di piccole incisioni stampate su cartoncini di cm. 12 x 17, piegati ad album o a libro, e presentati con la relativa busta entro un astuccio di protezione in cellophan. Queste opere, tirate in 125 esemplari (più venti in numeri romani fuori commercio) numerati e firmati a matita dall’artista, erano note come “l’augurio artistico Prandi” e acquistabili al prezzo di 1.250 lire presso le principali librerie e cartolerie nazionali. Quindici incisori e pittori italiani di grande notorietà (Barbisan, Bartolini, Bruscaglia, Bugiani, Carrà, Castellani, Ciarrocchi, Diamantini, Leonardi, Maccari, Manfredi, Soffici, Tramontin, Treccani e Zancanaro) vennero coinvolti in questa iniziativa che si concretizzo con l’edizione di cinque serie di dieci piccole incisioni: un totale quindi di 6.250 cartoncini per cinquanta opere diverse, in pochi anni esaurite e ancora oggi ricercate da amatori e collezionisti.

Questa edizione non era riservata solo agli auguri natalizi ma indicata per tutte le occasioni dove servisse inviare un augurio scritto. Sebbene nata a scopi commerciali questa iniziativa va riconosciuta come un lodevole tentativo di divulgare la stampa d’arte originale ad un pubblico ampio e diverso dal ristretto numero dei collezionisti d’arte. In alcuni casi, si veda Carrà e Soffici, le matrici fornite dagli artisti erano state realizzati negli anni Venti senza avere avuto una regolare tiratura, come chiaramente indicato nei cataloghi ragionati della Grafica di entrambi i Maestri (Massimo Carrà: Carlo Carrà – Opera Grafica, Neri Pozza Editore 1976 e Sigfrido Bartolini: Ardengo Soffici – L’Opera Incisa, Prandi ed.1972).

Riguardo alla finalità specifica di questi lavori merita evidenziare quanto scritto da Prandi, nel 1957, sul pieghevole di sei pagine, a corredo della sua edizioni di biglietti augurali:

“…. Siamo convinti che il diffondere in liete ricorrenze (e non solo per Natale o Capodanno), queste piccole stampe degne delle cartelle degli amatori, possa essere il primo passo per creare una sempre maggiore attenzione verso l’arte incisoria.

Il nostro “augurio” è un oggetto d’arte da conservare nelle cartelle o da incorniciare; è un segno di gusto raffinato da parte di chi lo spedisce e da parte di chi, avendolo ricevuto, lo terrà come cosa preziosa”.

Riportiamo la prima pagina del testo Prandi del 1957


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