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Testo di Marco Grilli

Originario dell’Umbria, Città della Pieve, il Perugino ha da sempre rappresentato il filone umbro del Rinascimento italiano, arrivando ad essere considerato un grande Maestro d’arte per pittori quali Pinturicchio, Signorelli e Raffaello.

Formatosi a bottega dal Verrocchio, pur avendo appreso per via indiretta (attraverso i suoi capolavori) il modo di fare arte di Piero della Francesca, il Perugino lavorò attivamente in Umbria, nelle Marche e nel Lazio, agglomerando le sue creazioni in città importanti quali Perugia, Firenze, Roma, Venezia, Cremona, Ferrara e Milano, solo per citarne alcune. Le sue prime opere autonome lo vedono attivo nella sua regione natale, sebbene quelle relative alla prima fase artistica (ascrivibile agli anni Settanta del Quattrocento) non siano rintracciabili nei documenti ma solo nell’analisi stilistica dei capolavori a lui attribuiti.

Il Perugino, Self-portrait. Immagine cc, by wikipedia.org

Agli esordi della sua carriera, infatti, il Perugino si presentava ancora con una mano indagatrice dello spazio e del disegno (di chiara ascendenza fiorentina dove il disegno era considerato ancor più importante del colore): solo negli anni più maturi si potrà assistere a un volgimento dello stile in chiave più moderna e “contemporanea”, dove a dominare sarà la purezza formale, l’attenzione all’armonia compositiva e a un uso più morbido e sfumato del colore (chiaramente appreso nella Roma di Giulio II).

Oggi la critica intende vedere la prima opera del Perugino in una “Madonna con Bambino (nota come Madonna Gambier Parry) del Courtland Institute di Londra, dove si può chiaramente cogliere la primissima mano del Nostro, frutto anche della frequentazione della bottega del Verrocchio e dell’osservazione della produzione artistica di Piero della Francesca (l’Istituto londinese attribuisce l’opera proprio ad un seguace di Andrea del Verrocchio). Qui, infatti, i soggetti sono frontali e i volumi controllati e ben definiti; le decorazioni sono semplici e netto è il chiaroscuro, di derivazione fiorentina: una curiosità è data dall’influenza fiamminga che rende più dettagliati gli elementi naturali.

Di certo tra le sue prime opere più famose è possibile individuare una “Adorazione dei Magi”, prima commissione importante per l’artista, e le “Storie di San Bernardino”, una serie di 8 tavolette che servivano a decorare la nicchia dell’Oratorio di San Bernardino di Perugia contenente la statua del Santo, protetta da due ante arricchite proprio da queste tavolette. La prudenza degli storici dell’arte porta oggi ad attribuire queste opere al “Maestro del 1473”, parlando di Piermatteo d’Amelia e Pinturicchio oltreché del Perugino: molti, però, sono certi dell’attribuzione delle stesse al Maestro di Città delle Pieve, come opere univoche della stessa mano.

Dal 1479 il Nostro approda anche a Roma dove fu incaricato di decorare la parete d’altare della Cappella Sistina, esattamente nel punto dove oggi si trova l’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo che, si direbbe, essere stato realizzato su di un nuovo pannello murario, realizzato dal Buonarroti per non distruggere il capolavoro del suo Maestro “a distanza”. Qui il Perugino realizzò l’”Assunzione di Maria” che riportata anche il ritratto del Papa posto in ginocchio ai piedi della Vergine: l’opera non è più visibile ma possiamo ammirarla in un disegno redatto proprio dall’allievo Pinturicchio, estasiato dalla creazione del suo Maestro. Oltre a questa parete, visto il successo della sua creazione artistica, venne incaricato anche di decorare la parete di destra con le “Storie della vita di Cristo”, dove diresse un’equipe di artisti composta, tra gli altri, dal Pinturicchio, dal Ghirlandaio, da Cosimo Rossellini e da Sandro Botticelli. Un lavoro frutto di più mani ma che ancora oggi ci restituisce un chiaro segno di unità e piacevole leggibilità, ottenuta grazie all’utilizzo di un registro artistico più “standardizzato”, da tutti portato avanti con un chiaro intento di unità e uguaglianza.

Il Perugino, Battesimo di Cristo, Cappella Sistina. Immagine cc, by wikipedia.org

Ma è a Perugia che l’artista lascia uno dei grandi capolavori da lui completamente studiato e progettato: è il Nobile Collegio del Cambio dove, nel 1496, il Nostro lavora per la Sala delle Udienze, portando a termine il grande ciclo di affreschi nel 1500, grazie anche all’intervento di alcuni aiuti di bottega. Il tema dominante è la concordanza fra la sapienza “cristiana” e la sapienza “pagana”, al tempo teorizzata dall’umanista italiano Francesco Maturanzio, originario di Deruta (Perugia). In questo grande capolavoro il Perugino raggiunse la sua massima acme tanto da essere lodato e glorificato anche dagli studiosi lui contemporanei (una vera “rarità” per molti artisti dell’epoca, solo oggi celebrati come grandi artisti del passato). Quasi come fosse un componimento musicale il Perugino realizza una commistione di figure, colori, volumi e paesaggi in chiave armonica e distesa: è la storia e la concezione del tempo che vengono riprese nella componente artistica in modo ieratico e atemporale, ma al contempo dolce e finanche sensuale. Anche la perfezione tecnica dell’affresco gli permette di padroneggiare la materia, rendendo evidenti anche i dettagli più leggeri: è proprio qui al Nobile Collegio del Cambio che il Perugino riesce ad ottenere la sua consacrazione come artista del Rinascimento Umbro, Maestro d’arte capace di influenzare fortemente i pittori lui coetanei, non solo in Umbria ma anche nelle altre regioni dove egli ha lasciato il segno del suo passaggio (vedi Villa di Spedaletto a Volterra, dove lavora per Lorenzo il Magnifico assieme ai grandi artisti del tempo).

Il Perugino, Fortezza e Temperanza sopra sei eroi antichi, Perugia. Immagine cc, by wikipedia.org

Dal 1500 in poi inizia la fase più provinciale del Perugino che lo porterà sempre più a produrre piccoli affreschi principalmente a carattere devozionale: Foligno, Spello, Trevi e Fontignano saranno le nuove frontiere della sua produzione artistica che verrà brutalmente interrotta nel 1523 (alla veneranda età di 75 anni, non pochi per l’aspettativa di vita cinquecentesca) a causa della peste, che lo colpirà mentre ultimava una Madonna con Bambino proprio nell’oratorio dell’Annunziata di Fontignano.

Con la sua morte se ne va un capostipite della bottega umbra di fine Quattrocento inizio Cinquecento, che segnò generazioni e generazioni di pittori e scultori, arrivando ad attribuire al nostro quasi il titolo di “Artista-Imprenditore”.

Adesso tenta il quiz sull’artista. Dieci domande su Perugino per vedere quanto lo “conosci”. Buon divertimento!

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