Memories: La forza e la rabbia nei colori di Basquiat. La retrospettiva al Mudec di Milano.

È passato più di un anno dall’inaugurazione della mostra dedicata a Basquiat e noi abbiamo deciso di ricordarla così, dal punto di vista di chi la mostra l’ha vista. Un nuovo “Memories” questa settimana, rubrica dedicata a mostre ed eventi che non riusciamo a toglierci dalla mente e dei quali riparliamo a distanza di tempo. Stuzzichiamo così il ricordo di chi li ha vissuti e la fantasia di chi non ha potuto!

Testo di Alexander Stefani

Una ricca retrospettiva dedicata a una delle più affascinanti e controverse icone della scena artistica americana degli anni ‘80. 

A soli 24 anni uno degli artisti più giovani a esporre alla Biennale del Whitney Museum of American Art, 23 esposizioni personali di cui 43 collettive da Zurigo fino a Tokyo e 1 disco hip hop inciso. Sono questi gli impressionanti numeri che accompagnano la grande, seppur brevissima, carriera di Jean-Michel Basquiat morto a soli 27 anni per una letale overdose di eroina nel suo appartamento-studio di Manhattan a New York nel 1988.

A distanza di oltre 20 anni dalla sua prima retrospettiva al Whitney (1992-93) e di 10 anni da quella dedicatagli dal Brooklin Museum of Art (2005), Basquiat è arrivato in Italia per una straordinaria esposizione al Mudec di Milano.

Ph.Ph Nick Zonna Splash News

La mostra è stata curata da Jeffrey Deitch, ex direttore del MOCA di Los Angeles, che fu caro amico dello stesso Jean-Michel e da Gianni Mercurio, curatore specializzato in arte contemporanea. L’esposizione meneghina constava di oltre 120 lavori dell’artista di origine caraibica fra cui dipinti, disegni e oggetti provenienti prevalentemente dalla prestigiosa collezione privata dell’imprenditore israeliano Josef Mugrabi (proprietario della più grande raccolta di opere di Andy Warhol) a cui si aggiungono altre opere concesse da collezioni private italiane e internazionali. Si tratta di un ritorno  in Italia per Basquiat vista la sua prima personale europea inaugurata a Modena nel maggio del 1981 presso la galleria d’arte di Emilio Mazzoli.

Il percorso della mostra è diviso in sezioni organizzate in senso cronologico con opere dal 1980, anno in cui Basquiat termina la collaborazione con Al Diaz, giovane writer con cui aveva creato il collettivo SAMO© (acronimo di “Same Old Shit” che indica senza mezzi termini “sempre la stessa merda”) fino al 1987, anno della tragica morte di Andy Warhol, suo amico e collaboratore dal 1983.

Come introduzione alla mostra un corridoio presenta delle vetrine contenenti gigantografie di Basquiat accompagnate da pannelli esplicativi riguardanti le notizie biografiche dell’artista newyorkese ed i principali avvenimenti della società americana dal 1960 al 1980. Ci troviamo di fronte a un primo ambiente molto sobrio e lasciato all’essenziale: se da una parte le fotografie di grande formato di Jean-Michel immortalato nei sui studi offrono un buon impatto scenico, dall’altra i testi informativi risultano molto meno apprezzabili per quanto riguarda il layout e la posizione che occupano all’interno dello spazio della vetrina.

La prima sezione, riguardante la strada, racconta il primo spazio fisico in cui lavorò Basquiat e in cui emerse la sua forte carica aggressiva e ribelle. In questo periodo l’artista scoprì la sua vocazione all’arte ma anche le prime sostanze stupefacenti come gli psichedelici quali LSD e le droghe pesanti. Si tratta della produzione del primo Basquiat ancora molto legata ai graffiti. In gran maggioranza sono presenti opere create su vari supporti quali muri, porte e su materiali di scarto trovati nei vari quartieri frequentati nella Grande Mela.

La seconda sezione illustra il periodo in cui i lavori di Jean-Michel vennero esposti nel maggio del 1981 a Modena presso la galleria di Emilio Mazzoli. Questa fu la prima personale dell’artista in Europa che venne però accolta negativamente e con sarcasmo da critici e collezionisti locali. Questo momento segnò anche la fine del rapporto fra Basquiat e la Street Art vera e propria poiché riuscì a portarla dalle strade di New York alle più prestigiose gallerie d’arte di Manhattan.

Il percorso prosegue con il primo studio a New York, in Prince Street a Soho, in cui presero vita alcuni dei lavori più iconici di Jean-Michel Basquiat. Le sue opere sono segnate da un tocco rapido, feroce ed energico e da una volontaria regressione stilistica, perché possano meglio apparentarsi con i graffiti metropolitani. Un elemento che caratterizza la pittura di Jean-Michel è la presenza, fra i colori intensi e vivaci, di varie parole e frasi che, in un primo momento, possono sembrare non correlate e prive di senso ma invece frutto di studi profondi.

Attraverso un’attenta osservazione si possono notare i continui riferimenti all’anatomia umana presenti nei lavori dell’artista. Essi sono riconducibili a un evento traumatico avvenuto nel 1968. In quell’anno Basquiat venne investito da un’autovettura che gli procurò gravi lesioni interne obbligando i medici all’asportazione della milza. Durante il mese di degenza al King’s County di New York, la madre gli regalò il testo di anatomia Gray’s Anatomy di Henry Gray, che influenzerà molto le tematiche artistiche del figlio.

La quarta e quinta sezione raccontano l’esperienza prolifica negli studi newyorkesi di Crosby Street e di Great Jones Street, edificio nel quale morì il 12 agosto 1988. In questo periodo emergono alcuni degli aspetti più interessanti e profondi riguardanti la produzione artistica di Basquiat. Si tratta di tematiche care all’artista come l’identità umana, le proprie origini ma anche un forte interesse verso la musica jazz, la scienza, il disegno e la scrittura. Di particolare importanza risulta essere la questione razziale poiché Jean-Michel sperimenterà sulla propria pelle gli svantaggi dell’appartenere a una minoranza etnica marginalizzata all’interno dell’opulenta società americana. Egli riverserà, per tutta la vita, nei disegni e nei dipinti l’ amara consapevolezza della propria condizione.

La mostra continua con alcuni lavori frutto di una collaborazione con l’amico Andy Warhol. Nel 1983 Basquiat entrò a far parte della Factory del grafico di Pittsbourgh che lo aiutò ad emergere facendolo conoscere a galleristi e collezionisti americani. Con la morte di Warhol, avvenuta nel 1987, Jean-Michel entrò in una profonda crisi esistenziale che lo portò a una violenta tossicodipendenza da eroina ed a un inevitabile declino che lo accompagnerà fino alla prematura morte non ancora ventottenne.

Il percorso termina con una video intervista realizzata da Tamra Davis presso l’ Ermitage Hotel di Beverly Hills nel giugno del 1986. La proiezione fa emerge tutto il lato timido, quasi infantile e distaccato, ma al tempo stesso profondo, generoso e innocente, di uno degli artisti più influenti e trasgressivi della sua generazione. Un ragazzo dalla natura forse troppo fragile che è riuscito a scalare il Sistema dell’Arte con grande velocità, ma a scomparire in un tempo ancora minore divorato da quello stesso struggimento interiore che aveva reso la sua produzione tanto ricca e innovativa.

La mostra è stata visitabile dal 28 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017.

Mudec. Museo delle Culture

Via Tortona 56, Milano

Info: www.mudec.it

 

Adesso tenta il nostro quiz sull’artista e vediamo cosa sai fare!

Dove è nato l'artista?

Basquiat all'inizio della sua carriera da street artist si gira, insieme ad Al Diaz, cn l'acronimo?

Sin da piccolo l'artista è stato accompagnato a visitare molti musei di New York. Ciò a contribuito alla passione per l'arte di Basquiat. Chi lo accompagnava?

Basquiat e Keith Haring hanno sempre avuto un pessimo rapporto!

È stato grazie a delle cartoline che lui stesso decorava e vendeva per strada, per ricavarsi da vivere, che l'artista ha conosciuto Andy Warhol. È davvero così?

La prima mostra personale in assoluto dell'artista è avvenuta in Italia. In quale Galleria?

Elemento ricorrente nelle sue opere è:

La famosa fotografia che ritrae Warhol e Basquiat insieme con i guantoni da boxe è stata scattata in seguito a?

L'artista non ha mai provato a disintossicarsi!

La morte prematura dell'artista è avvenuta a causa di una overdose da eroina. Quanti anni aveva?


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