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Testo di Laura Scattoni

Alberto Giacometti nasce nel 1901, in un paesino situato nella parte orientale della Svizzera. Fin da bambino trova nell’arte il mezzo attraverso il quale esprimersi; all’età di dodici anni, circa, dipinge il suo primo quadro e, dopo qualche tempo, realizza la sua prima scultura. In questo suo precoce ingresso nel mondo artistico ha sicuramente influito il fatto che il padre, Giovanni Giacometti, fosse un rilevante pittore postimpressionista, autore di una serie di notevoli paesaggi di alta montagna. Inoltre ha avuto la fortuna di avere come padrino di battesimo Amiet Cuno, uno degli artisti fauve più rappresentativi della Svizzera della prima metà del ‘900.

All’età di diciannove anni l’artista arriva, per la prima volta, in Italia, precisamente a Venezia, per vedere la Biennale, accompagnato dal padre, nominato membro per la commissione Svizzera delle Arti. In questa occasione ha la possibilità di confrontarsi con artisti contemporanei e non. Giacometti fa la conoscenza dei grandi maestri dell’arte italiana come Tintoretto a Venezia e Giotto a Padova. Continua poi il suo viaggio nella penisola italiana, soggiorna a Firenze, Roma, Perugia, Assisi e Pompei. Ed è amore a prima vista,  prova a replicare tutte le opere che vede e prende appunti su tutto ciò che lo affascina.

Dopo l’Italia si sposta a Parigi, frequenta l’Accademia della Grande Chaumière dove è allievo dello scultore francese Antonie Bourdelle. Nelle pause, tra una lezione e l’altra, si reca al Louvre, dove replica le opere degli artisti che più lo attraggono. Nella fase iniziale della sua carriera è fortemente influenzato dal cubismo, non a caso i suoi punti di riferimento sono gli scultori Constantin Brancusi e Henri Laurens. Opera riferibile a questo periodo è il Torso del 1925.

Composition (Man and Woman) bronze sculpture by Alberto Giacometti. Photo edit by Wmpearl, 2012, cc, wikipedia.org

A Parigi Giacometti visita la mostra di arte africana e oceanica, allestita al Musée des Arts Décoratifs. Rimane profondamente colpito dalle opere esposte e questo influisce nella sua successiva produzione artistica, come si denota nella Donna cucchiaio, del 1926. Negli anni seguenti stringe rapporti con i surrealisti, in particolare, con Salvator Dalì e Andreé Breton. Quest’ultimo rimane profondamente attratto dall’opera dell’artista svizzero dal titolo Boccia sospesa, del 1930, definita da Breton il manifesto di una sensualità esplosiva e l’espressione di desideri inconsci.

Nel 1936 è a New York dove, presso la galleria di Julien Levy, ha luogo la sua prima personale. In questo periodo Giacometti ritorna allo studio del vero e, in particolare, della figura umana, con forti riferimenti all’arte primitiva. Stringe importanti amicizie con Balthus, Derain e, alla fine degli anni ’30, conosce Picasso.

Negli anni ’40 nella sua produzione artistica si trovano sculture maschili e femminili di piccole dimensioni, come Piccolo busto su basamento, del 1940. Sono figure esili, consumate, che si innalzano su piedistalli sproporzionati. Ciò conferisce un aspetto molto serio ai personaggi, carichi di drammi vitali, tematiche che Giacomini apprende dalla conoscenza del filosofo Sartre, dedito allo studio di problematiche sull’esistenza.

Fotografia di Paolo Monti scattata in occasione della Biennale di Venezia del 1962, cc on Wikipedia.org

Un tema che ricorre frequentemente nella sua produzione artistica sono i ritratti di famiglia, caratterizzati da un’intensa analisi interiore del soggetto rappresentato. Nel 1947 realizza “Uomo che cammina”, un marciatore esile, filiforme, logorato da un vissuto che lo ha reso pelle ed ossa e contraddistinto da una materia consumata. Giacometti raggiunge presto il successo, espone nelle più note gallerie europee e americane. Ottiene diversi riconoscimenti come il grande premio delle Sculture alla Biennale di Venezia.

Muore, in seguito a una dolorosa malattia, nella sua terra natale, nel 1966, dedito alla sua cara arte fino all’ultimo.

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Quando è nato l'artista?

L'immagine del quiz: Fotografia di Paolo Monti scattata in occasione della Biennale di Venezia del 1962, cc on Wikimedia.org


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