ITALIA E BOLIVIA INSIEME PER UN MURALES

Bergamo è una città che sta puntando molto alla riqualificazione delle aree urbane marginali tramite interventi di street art. Abbiamo avuto modo di parlare di un murales da record (vedi link) realizzato in città. Lungo 130 metri, ha visto Dado, Blef, Etnik, Hemo, V3rbo, Luca Font, Loathin adoperarsi per realizzare opere dal forte impatto visivo che rielaborano la tecnica del “Lettering“. Quello che presentiamo oggi è un progetto diverso, realizzato da Gio Manzoni, un’opera che conserva una storia lunga, affascinante quanto personale.
Michela Ongaretti la racconta così:
“Un progetto di street art per il parco Da Campione di Bergamo: un dono alla città da parte del Consolato di Bolivia e dell’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga. Per un artista l’Arte è la Vita. La sua carriera è anche la sua storia di uomo, che vive nel proprio tempo in mezzo ai rapporti sociali e affettivi, ed è nel presente mossa e ispirata anche da quell’insieme di valori, desideri e ricordi che riguardano il passato e il futuro. Tra questi per l’artista Giovanni Manzoni Piazzalunga l’origine boliviana è stata un argomento di ispirazione notevole, uno slancio verso un’appartenenza rimasta in parte misteriosa, che si è sublimata nella tecnica di realizzazione dei suoi lavori. E’ arrivato un preciso momento nella carriera di Giovanni Manzoni Piazzalunga in cui un incontro è stato l’interruttore per la riconnessione con le proprie origini, quello con il Consolato di Bolivia a Milano. Le energie finora sconosciute tra l’artista e le sue due patrie si materializzano sul murale all’ingresso del parco Giovanni Da Campione a Bergamo, consegnato alla popolazione cittadina il 26 novembre 2017. È stato realizzato da Giovanni Manzoni con l’aiuto di ragazzi delle scuole superiori nati in Italia da famiglie boliviane. L’opera è dedicata al monumento della Coronilla presente nella città di Cochabamba: quel monumento è l’unico legame di Manzoni con la sua famiglia naturale, dove è stato trovato da bambino, prima di essere adottato. Disegnare la Coronilla è estremamente personale come disegnare il proprio sangue anche se paradossalmente viene da una scultura di cui l’artista non conosceva nè nome nè simbologia. Ma si dà il caso che la Coronilla rappresenti proprio la Madre, ed è “emozionante che il Consolato del tuo paese di origine ti chieda di scavare tra le tue radici per ritrovarle, per quanto tu non sappia di averne”. La storia raffigurata nel monumento della Coronilla è quella dell’eroismo delle madri boliviane che combattenti nella battaglia in difesa della città e degli affetti, partecipanti e armate, forti e fragili allo stesso tempo, nella loro femminilità con i figli al collo e guidate da una donna cieca.
 La Coronilla rappresenta quindi la Madre boliviana ed è per Manzoni il passaggio tra la sua madre boliviana e il ritrovamento per quella italiana, paese nel quale è cresciuto (anche nel disegno rinascimentale) per ritrovarsi boliviano da adulto. Forse davvero esiste un destino circolare. Lo stile della rivisitazione della scultura è invece pienamente inserito nella carriera di Giovanni manzoni che ripropone la “vestizione” pop di questi personaggi nei panni di supereroi, come aveva fatto in un ciclo di dipinti. Nel tempo questi supereroi sono ancora riconoscibili dal costume ma tendono ad allontanarsi dal format americano: prendono i colori le movenze, la foggia dei costumi stessi più sudamericani e si arricchiscono di attributi rinnovati secondo la poetica già elaborata. Ad esempio c’è una lampadina al posto dell’arma della Coronilla, e l’energia che la fa accendere è senza fili: è quella democratica che viene dalla terra, quella del supereroe di Manzoni, Nikola Tesla. Per Manzoni questo murale rappresenta una sorta di continuità stilistica ed etica. Quello che Tesla voleva fare per il futuro dell’umanità si traduce nella trasmissione della conoscenza, nel lavoro dell’artista e in quello di uomini di ogni giorno. Energia trasmessa attraverso i laboratori con i ragazzi di seconda generazione, boliviani bergamaschi e italiani, in mano a loro sotto la direzione dell’artista l’ingresso del Parco di via Giovanni da Campione sarà l’esempio di gioia e bellezza nell’integrazione e nel segno dell’Arte. Un regalo per Bergamo con un vero e proprio progetto di street-art”.
Michela Ongaretti

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