Edward Hopper, il pittore delle emozioni “silenziose”

Testo di Marco Grilli

Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo (Edward Hopper)

Il 22 luglio del 1882 a Nyach, nella Contea di Rockland, nello Stato di New York (USA), nasceva Edward Hopper, pittore che deve la sua fama alla capacità di rappresentare la vita americana a lui contemporanea ritratta nella solitudine.

Di estrazione borghese, Hopper mostra sin dalla più tenera età (solo 5 anni) la sua abilità nel disegno, incoraggiata dalla famiglia che inizia ad avviarlo allo studio artistico attraverso l’acquisto copioso di riviste e libri d’arte.

Agli inizi del Novecento cominciò a frequentare la New York School of Art (dove viene a contatto con la futura scena artistica americana dei primi anni cinquanta), diretta da William Merritt Chase, seguace dell’impressionismo europeo: il contatto con Chase fu molto importante in quanto fu lo stesso Chase ad incoraggiarlo a perseguire la strada dell’arte tant’è che nel 1905, nel suo primo viaggio parigino, egli entra in contatto con la cultura impressionista e dei poeti simbolisti, che lo segnerà moltissimo per lo sviluppo intrinseco della sua passione, nata come tale ma che poi diverrà fonte di guadagno ed auto-sostentamento .

Certo l’avvio della sua carriera artistica non fu dei più semplici. Rientrato in patria riuscì a trovare lavoro come illustratore pubblicitario per la C. C. Phillips & Company; lavoro che sarà sua unica fonte di reddito fino al 1925. Durante questi anni, però, continuano i suoi numerosi viaggi all’estero: Londra, Berlino e Bruxelles le località visitate nel 1907. Nel 1909 torna a Parigi dove rimane per 5 mesi: durante questo soggiorno sarà molto attratto dalla Senna che scorreva poco lontano dal Quartiere Latino dove risiedeva. Le numerose imbarcazioni che durante il giorno solcavano le sue acque, gli diedero l’ispirazione per la realizzazione dei suoi quadri parigini. Hopper a Parigi sarà anche l’anno seguente, il 1910, quando perfeziona il suo modo di realizzare le luci e le ombre, gli interni (imparati da Degas, attivo a Parigi fino alla sua morte sopraggiunta nel 1917) e il tema centrale della solitudine e dell’attesa che caratterizzerà il suo operato artistico.

Edward Hopper, Soir Bleu, 1914.
Public Domain, cc, wikimedia.org.

Tornato a New York, abbandonò per qualche anno la pittura per dedicarsi alla tecnica dell’incisione (puntesecche e acqueforti), grazie alla quale ottenne numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla prestigiosa National Academy of Design. Nel 1918 fu uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti americani dell’epoca: proprio qui, nel 1920, tenne la sua prima mostra personale, dove fra gli altri suoi lavori venne esposto Soir Bleu (titolo ispirato al primo verso di Sensation, poesia di Arthur Rimbaud che parla dei piaceri del vagabondaggio), eseguito nel 1914, che segna in un certo senso l’addio all’atmosfera felice che aveva segnato i suoi soggiorni francesi ed europei che lo avevano fino ad ora guidato.

Il successo, dovuto alla presenza di un nutrito gruppo di visitatori, arrivò nel 1924 quando alcuni suoi acquerelli furono esposti a Gloucester, nello Stato del Massachusetts, presso la Rehn Gallery. Questo fu anche l’anno del suo matrimonio con Josephine Verstille Nivison, che da ora in poi diverrà l’unica modella per tutti i suoi personaggi femminili ritratti nelle suo opere prodotte da qui in avanti.

La fama ottenuta con questa esposizione portò la critica a giudicarlo come capostipite dei realisti che dipingevano la scena americana. Nel 1925 per la prima volta una sua opera fu acquistata da un collezionista privato: questo segna il forte apprezzamento di cui Hopper poté fregiarsi a partire dalla seconda metà degli anni venti del Novecento, nel pieno della sua maturazione artistica.

Nel 1930 ritrarrà anche la famosa House by the Railroad, che sarebbe servita ad Alfred Hitchcock come modello per la casa in stile “secondo impero americano” del suo grande capolavoro “Psyco”. L’opera venne donata dal collezionista Stephen C. Clark al MoMA di New York, entrando così a far parte della collezione permanente del museo che nel 1933 gli dedicherà la prima retrospettiva.

La vita di questo artista, considerato oggi uno dei grandi maestri americani, arrivò a compimento il 15 maggio del 1967 quando morì nel suo studio di New York all’età di 85 anni.

Edward Hopper, Nighthawks, 1942.
public Domain, cc, wikimedia.org.

Il suo stile, caratterizzato da tagli e composizioni cinematografiche vicine all’impressionismo parigino, fu personalissimo e assai imitato da cineasti e fotografi. Egli predilige architetture immerse nel paesaggio, strade di città, interni di case, di uffici, di teatri e di locali. Le immagini hanno colori brillanti ma non trasmettono mai vivacità; gli spazi sono reali ma in essi c’è qualcosa di metafisico che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. Inquietudine che lo avvicina molto all’opera metafisica dell’italiano Giorgio De Chirico: geometrizzazione degli spazi e delle ambientazioni, luci fredde, taglienti e spesso artificiali, senso di irrequietudine e frustrazione; vuoto rappresentativo.

La scena di Hopper è spesso deserta, immersa nel silenzio; raramente vi è raffigurata più di una figura umana. Quando questo accade sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti: la direzione dei loro sguardi o dei loro atteggiamenti è spesso rivolta oltre i confini fisici dell’opera stessa, nel senso che si rivolgono a qualcosa che neanche lo spettatore riesce a vedere. Tutto ciò portò la critica a dire di lui che sapeva “dipingere il silenzio”.

Oggi più che mai l’operato di questo artista è a noi vicino. Le sue scene deserte che trasudano spesso tristezza e desolazione, rappresentano al meglio il mondo contemporaneo, dominato dalla mancanza di identità, dalla crisi dei valori umani e morali, dalla distruzione della dignità umana!

« Edward Hopper […] ritrasse coloro che sembravano sopraffatti dalla società moderna, che non potevano rapportarsi psicologicamente agli altri e che, con gli atteggiamenti del corpo e i tratti facciali, indicavano di non avere mai avuto una posizione di autorità. […] »

(M. Baigell – Arte Americana, 1930-1970. Milano 1992.)

Tutte le immagini sono tratte da Wikipedia, l’Enciclopedia libera, alla voce dell’Autore Edward Hopper.

Hopper è nato nel:

Immagine in copertina: Edward Hopper, Nighthawks, 1942. public Domain, cc, wikimedia.org.

È corretto affermare che la sua abilità artistica è stata precoce?

Non ha mai frequentato la New York School of Art!

Ha lavorato alla C. C. Phillips & Company come:

L'artista non ha mai visitato Parigi

Hopper, nella sua carriera, ha adoperato la tecnica dell'acquaforte?

Il successo dell'artista arriva nel 1924, grazie all'esposizione delle sue opere presso quale galleria?

Alfred Hitchcock ha usato come modello di casa in perfetto stile americano, per il film Psyco, una delle opere di Hopper, quale?

Caratterizza i suoi lavori la numerosa presenza di personaggi!


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