Il Kolossal di Damien Hirst in mostra a Venezia. La ricordiamo così!

Testo di Alexander Stefani

Avete mai visto dei dipinti realizzati con ali di vere farfalle? Avete mai ammirato un teschio umano ricoperto di platino e diamanti? Infine, avete mai sentito parlare di un intero squalo tigre di oltre 4 metri posto all’interno di una vetrina piena di formaldeide e venduto, si dice, per circa 12 milioni di dollari al collezionista americano Steven Cohen nel 2004? Ebbene tutte queste eccentriche creazioni sono state concepite dalla mente del sopracitato artista inglese nato a Bristol 51 anni fa.

“ Mettere in dubbio Hirst come artista significa azzerare la storia dell’arte degli ultimi cento anni ” 

(Francesco Bonami, critico d’arte e curatore, estratto de La Stampa, 4 Aprile 2012)

Per chi non lo sapesse Damien Hirst (vedi link) è uno degli artisti (e imprenditori) più noti della scena artistica contemporanea a partire dagli anni novanta. Classe 1965, studia belle arti presso il Goldsmith College di Londra diventando successivamente l’esponente principale di un  collettivo artistico denominato Young British Artist. Nel 1995 vince il Turner Prize: il più importante riconoscimento dedicato all’arte contemporanea riservato ai  giovani artisti anglosassoni. Dalla sua prima mostra Freeze (1988) sono state organizzate in tutto il mondo oltre 90 mostre personali e più di 300 collettive. Le sue opere sono un successo incredibile sia in termini di guadagno che di apprezzamento da parte del pubblico, che lo ha contrassegnato come uno degli artisti viventi più affermati, discussi e provocatori al mondo.

 

Is Damien Hirst still the golden boy?

Era da parecchio tempo che non si sentiva più parlare di Damien Hirst: si vocifera che sia stato tagliato fuori dal cosiddetto “sistema dell’arte contemporanea” che non gli ha mai perdonato l’incredibile asta autonomamente organizzata nel 2008 dall’artista e da Sotheby’s senza passare per la tradizionale mediazione delle gallerie. In quell’occasione furono venduti tutti i nuovi pezzi della serie Beautiful Inside My Head Forever (vedi link).

I profitti delle vendite furono enormi, circa 111 milioni di sterline, ma da quel momento in poi le opere dell’artista di Bristol non ebbero più lo stesso impatto economico e mediatico e in molti, addetti ai lavori e non, hanno cominciato a definirlo in crisi, o peggio, finito.

Lasciando da parte le cospirazioni tipiche di questo settore pare proprio che sua maestà Damien Hirst sia tornato, scegliendo Venezia come ambientazione per un personale rilancio sulla scena artistica mondiale.

Treasures from the Wreck of the Unbelievable è, infatti, una grande mostra personale dedicata a Hirst nella doppia location di Palazzo Grassi e Punta della Dogana. I due spazi, entrambi di proprietà della Pinault Fondation, sono per la prima volta occupati interamente dalle opere di un singolo artista.

Va inoltre sottolineato che è dai tempi di The Agony and the Ecstasy (2004) (vedi link) presso il Museo Archeologico di Napoli che l’Italia non ospita un “solo show” destinato all’artista anglosassone.

 

Il mistero dell’acqua 

Hirst lavora a questa mostra da ben 10 anni e, in accordo con Elena Geuna, curatrice dell’intero progetto, si è deciso di mantenere la massima segretezza fino all’ultimo momento per quanto riguarda il contenuto esposto nei due spazi veneziani. Strategia ripagata appieno anche attraverso le poche immagini e i brevissimi video che sono stati diffusi dalle piattaforme mediatiche nei mesi precedenti. Questi ultimi mostravano figure dalle forme misteriose adagiate sul fondo del mare che inevitabilmente hanno fomentato ancora di più la curiosità di stampa e pubblico. E pare proprio che ci siano riusciti visto che nessuno, ma proprio nessuno, era in grado di prevedere cosa il golden boy made in UK avesse in serbo per tutti noi.

 

 

Un mito di di 2000 anni fa

La mostra inizia con una leggenda: essa racconta le vicende dello schiavo liberato Cif Amotan II di Antiochia, vissuto tra la metà del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. Arricchitosi immensamente passò il resto della sua vita a cercare e collezionare una quantità incredibile di opere d’arte provenienti da tutto il mondo antico. Successivamente Amotan decise ti trasferire tutti i suoi tesori in un tempio edificato con lo scopo di mostrare al popolo la sua immensa collezione. Il progetto del liberto però non si realizzò mai, in quanto il vascello chiamato “Apsitos” (in greco antico significa Incredibile), su cui viaggiava l’intero suo tesoro affondò, consegnando l’intero carico agli abissi dei mari dell’Africa orientale.

Queste leggendarie meraviglie, di cui si parlava già nel Medioevo e nel Rinascimento, sarebbero tornate in superficie solo venti secoli più tardi grazie alla tenacia della sola persona che ha sempre creduto a quel mitologico racconto: Damien Hirst.

Storia di un salvataggio

Nel 2008 al largo delle coste dell’Oceano Indiano, Damien Hirst, aiutato dalla sua équipe di archeologi e sommozzatori, individua l’esatto punto in cui giace il relitto dell’Apistos e attraverso una vera e propria operazione di archeologia subacquea recupera gran parte del tesoro perduto di Cif Amotan II.

La mostra concepita dall’artista inglese, come ovviamente suggerisce il titolo, non è altro che l’esibizione dei “Tesori dal relitto dell’Incredibile” (Treasures from the Wreck of the Unbelievable), una storia che farebbe impallidire archeologi del calibro di Howard Carter e Heinrich Schliemann. Peccato però che ci sia solo un piccolo dettaglio: l’intera vicenda è una epocale messa in scena.

 

Fra realtà e illusione

La doppia mostra espone i 189 “reperti archeologici” strappati dalle acque da parte di Hirst ma che in realtà sono stati tutti  realizzati ad hoc dall’artista e dai sui collaboratori, mescolando materiali antichi e contemporanei. Le opere appartengono chiaramente alla contemporaneità ma il tutto è magistralmente accompagnato da pannelli esplicativi, fotografie e da video, come il filmato introduttivo, che “documentano” le operazioni di recupero dei misteriosi oggetti antichi. Questi abili  stratagemmi non fanno altro che aumentare la confusione nella mente di chi osserva questa incredibile collezione.

Ci si trova difronte a uno scenario surreale in cui lo spettatore fatica a comprendere cosa è reale e cosa è un’illusione architettata da Hirst che ha affermato: “Tutto sta in quel che volete credere”.

 

Wunderkammer

 

Le opere che si dividono fra Punta della Dogana e Palazzo Grassi si presentano in differenti tipologie, materiali e dimensioni. Oggetti d’arte ma anche naturalia provenienti da ogni continente e da più periodi storici che rendono bene l’idea di come doveva presentarsi una Wunderkammer di XVI e XVII secolo il cui intento era di poter contenere ogni singola espressione artistica del mondo antico all’interno di una stanza. Ed è proprio questo concetto che Hirst riesce a realizzare aggiungendo all’arte antica una serie di opere con riferimenti alla scena pop contemporanea degni del noto artista contemporaneo bresciano Francesco Vezzoli. Possiamo infatti osservare due busti risalenti all’Antico Egitto il cui primo presenta una somiglianza con il volto del noto cantautore pop Pharrell Williams, ed il secondo un chiaro riferimento al tatuaggio in stile egizio di Rihanna. Alcune statue esposte inoltre, non sono altro che self-portraits di Hirst stesso.

 

 

Clash of the Titans

I lavori che più sorprendono e incuriosiscono sono sicuramente gli imponenti complessi scultorei che raffigurano antichi Dei, eroi e altre creature leggendarie.

Il percorso di visita inizia idealmente presso Punta della Dogana, struttura che ricorda la prua di una nave, e si apre con l’immenso Calendar Stone, opera scultorea in bronzo che rimanda al Piedra del Sol, famoso calendario in pietra azteco conservato al Museo Nacional de Antropologia di Città del Messico.

Proseguendo la strada è interrotta dall’incredibile The Warrior and the Bear, altra gigantesca scultura bronzea che rimanda a un rito di iniziazione risalente all’Antica Grecia.

L’elemento che salta all’occhio osservando le ultime fatiche dell’artista inglese è sicuramente la sorprendente cura del dettaglio nel ricreare le finte incrostazioni di corallo, le conchiglie, le spugne e le altre concrezioni marine.

Presso Palazzo Grassi sono invece ospitate tutte le opere realizzate con materiali preziosi quali marmo, giada, malachite, argento, lapislazzuli che sono state ripulite dalla prolificazione del corallo.

Appena entrati nel cortile interno della residenza veneziana si è accolti da una colossale statua di demone alta 18 metri. La mastodontica figura si presenta decapitata con la testa rotolata nella stanza adiacente. L’identità di questo colosso non è chiara, forse l’antica divinità babilonese Pazuzu, re dei demoni del vento.

Treasures from the Wreck of the Unbelievable si presenta come un progetto complesso, ambizioso e dalle dimensioni eccezionali in totale rottura con tutto ciò che Hirst aveva affrontato finora. L’artista si è riuscito a rinnovare ancora una volta presentandoci delle opere che non rientrano in nessuna categoria accademica ed estetica convenzionale. Il visitatore vagando per le immense stanze di Punta della Dogana o in quelle sfarzose di Palazzo Grassi è pervaso da un sentimento che oscilla fra la perplessità e l’entusiasmo.

La trovata dell’artista inglese è in grado di sbalordire l’osservatore che, o almeno per la durata della visita, riesce ad appassionarsi alle vicende della nave dell’Incredibile, all’avvincente storia del liberto Cif Amotan II e a credere ad un meraviglioso sogno: quello di Damien Hirst.

 

Immagine di copertina: Photo Credit © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017

Alexander Stefani, Laurea Magistrale in Arti Visive – Alma Mater Studiorum Bologna

Twitter: https://twitter.com/1990Stefani

 

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Di che nazione e città è originario l'artista?

Immagine di copertina: Damien Hirst's diamond-studded skull, foto by Aaron Weber, CC, flickr.com

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In che anno è nato l'artista?

Da giovane l'artista è noto per aver lavorato in:

Qual'è il nome della famosa attività (bar-ristorante) aperto nel 1998 dall'artista?

Damien Hirst è famoso per aver ricoperto di diamanti una tra queste "figure". L'opera si intitola: "For the Love of God". Si tratta di un?

Chi è stata la prima grande personalità a lanciarlo nel mercato d'arte?


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