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Testo di Marco Grilli

<<Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che, avendo fisso tutto l’animo e la volontà alle cose dell’arte sola, si curava poco di sé e manco d’altrui. E perché e’ non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari da’ suoi debitori, se non quando era in bisogno estremo, per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio. Non già perché e’ fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine>>. (Giorgio Vasari).

Uno dei grandi artisti che ha saputo segnare il passaggio dall’epoca “medievale” a quella “rinascimentale” è stato Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, meglio noto come Masaccio.

Giunto nella città di Firenze molto giovane, Masaccio si mise a bottega da Masolino da Panicale, un pittore molto più anziano del nostro ma vicino alla sua terra natia: qui Masaccio riuscì sì ad apprendere le basi dell’arte ma iniziò subito a sviluppare quell’onda innovativa che lo portò ad entrare in “competizione” con il suo stesso Maestro, arrivato ad imitare le doti artistiche dell’allievo per assecondare il di lui mercato. Fu grazie alla sua presenza in bottega, infatti, che Masolino da Panicale decise di abbandonare l’arte tardogotica in favore della nuova espressione artistico-prospettica rinascimentale.

Bernard Berenson amava definire Masaccio il “Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò”: come abbiamo già avuto modo di approfondire, infatti, Giotto era riuscito nell’intento di apportare numerosi cambiamenti nel panorama artistico trecentesco, arrivando quasi a sviluppare embrionalmente il concetto di prospettiva.

Masaccio, polittico di pisa, crocefissione napoli, 83×63 cm. CC, Fonte: wikipedia.org

Masaccio riesce nell’intento apportando numerose testimonianze artistiche del suo studio prospettico: basta osservare la cimasa del Polittico di Pisa, realizzato nel 1426 per la chiesa del Carmine, per comprendere appieno i primi sforzi prospettici. Qui, nella raffigurazione della Crocefissione, il Cristo è riprodotto senza collo: non un errore stilistico né una incapacità artistica ma uno studio prospettico a tutto tondo. La cimasa del polittico di Pisa, infatti, era nata per essere vista dal basso verso l’alto e per rendere reale l’inclinazione del corpo di Cristo abbandonato senza vita sulla Croce. Masaccio decise di eliminare il collo rendendo perfetta la composizione se osservata dal giusto punto di vista (dalla giusta prospettiva). Questa già all’epoca risultò essere una forte innovazione che segnò il proseguo degli studi innovativi precedentemente portati avanti da Giotto e ben compresi dal Masaccio.

La grande rivoluzione artistica arriverà nel 1427-1428 con la realizzazione dell’affresco raffigurante la “Trinità” sito nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze: qui l’avvento della prospettiva in pittura è pressoché compiuto e la parete bidimensionale non è più considerabile un limite espressivo per il genio creativo dell’artista.

In questa opera Masaccio raffigura Gesù Cristo Crocifisso sorretto da Dio Padre; ai piedi della croce la Madonna addolorata e San Giovanni, l’una guardante lo spettatore e indicante la Trinità (completata in alto anche dalla Colomba dello Spirito Santo), l’altro a mani giunte, in preghiera, con lo sguardo rivolto all’immutabile presenza del Divino. A completare l’opera i due committenti o donatori (probabilmente Berto di Bartolomeo e la moglie, cioè la famiglia Lenzi), posti al di fuori dell’arco “sacrale”, in ginocchio, in segno di rispetto e profonda devozione.

In questa opera Masaccio realizza un’architettura fittizia, rappresentata da una volta a botte, che gli permette di sfondare la bidimensionalità della parete in favore di una fuga prospettica “naturale” tipica di cappelle o navate. Quello che resta invariato e non sottoposto alle iniziali leggi della fuga prospettica sono Cristo e Dio Padre in quanto figure eterne, immutabili nel tempo.

Quello che cambia con Masaccio è il senso dello spazio all’interno dell’opera d’arte che adesso arriva ad essere rigorosamente definito secondo le leggi della prospettiva scientifica, dove l’incidenza della luce raggiunge un ruolo di vitale importanza: partendo da una fonte ben precisa (spesso proveniente “naturalmente” da fonti realmente esistenti nello spazio architettonico), la luce si dipana nello spazio designando, con un gioco di ombre, le figure che si fanno statuarie, realistiche, funzionali ed emotive.

Trittico di San Giovenale. CC, Fonte: wikipedia.org

Non a caso Masaccio, insieme a Donatello e Brunelleschi rappresenta il fulcro del cambiamento artistico che segna il passaggio dall’epoca tardogotica a quella umanistico rinascimentale, diventando un punto focale per lo studio della nuova forma d’arte, cui guardare e ispirarsi per progredire nello studio dell’arte italiana. Molti artisti a lui coevi, quali lo stesso Masolino da Panicale, inizieranno a guardare alle opere di Masaccio con un occhio attento e critico, capace di indagare lo spazio per apprenderne la forza espressiva.

Ricordato da illustri personaggi quali Leon Battista Alberti, Leonardo e Lomazzo, Masaccio pur essendo morto in tenera età (a soli 26 anni) è riuscito a lasciare un segno nell’arte e nella storia dell’arte, aprendo finalmente il panorama artistico mondiale alle nuove forme della creazione artistica, fatta di studio prospettico e analisi scientifica, dove il supporto rappresenta un mero tramite di comunicazione e non più un limite.

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In che secolo è nato Masaccio?

Immagine di copertina: Trittico di San Giovenale. CC, Fonte wikipedia.org


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