Giotto: il pittore rivoluzionario a cavallo tra Duecento e Trecento

Testo di Marco Grilli

Giotto di Bondone, rinomato pittore originario di Colle di Vespignano, nacque attorno alla seconda metà del Duecento: ancora oggi, però, è assai dibattuto l’anno esatto della sua venuta al mondo a causa della discordanza riscontrata nelle fonti (alcune, infatti, la fanno risalire al 1267 altri, come il Vasari, al 1276).

Figlio di piccoli proprietari terrieri trasferitasi, nel tempo, nella città di Firenze, Giotto mosse i primi passi nel mondo dell’arte presso la bottega del Cimabue, un artista completo che seppe trasmettere al suo allievo le tecniche artistiche più in voga a quel tempo, che gli permisero di realizzare dei capolavori assoluti della storia dell’arte, ancora oggi ammirati come testimonianza della grandezza del tempo andato.

Su di lui sono arrivate sino a noi anche molte storie “leggendarie” che ci permettono, però, di comprenderne e apprezzarne la bravura e l’abilità tecnica sin dalla più tenera età: si narra, infatti, che Giotto fosse stato scoperto dal Cimabue mentre era intento a disegnare delle pecore su di un sasso e da lì decise di portarlo con sé a bottega. Altri, invece, ci riportano uno scherzo fatto dall’allievo al Maestro: Giotto, infatti, si prese gioco di Cimabue realizzando una mosca così perfetta da indurlo a scacciarla credendola reale. Infine assai famosa è la leggenda del Vasari che ci riporta la bravura di Giotto nel realizzare, a mano libera senza l’ausilio di un compasso, una “O” perfetta e senza sbavature.

Seppur molti sono i “misteri” che aleggiano attorno alla sua figura, il nostro ebbe di certo una bravura innata, alimentata dai migliori Maestri e dalle migliori testimonianze storico-artistiche del tempo: oltre ad aver ricevuto le importanti influenze di Cimabue, Giotto apprese la nobile arte della pittura studiando gli ornamenti classicisti della contemporanea pittura romana, che poté approfondire non solo a Roma ma anche ad Assisi, dove realizzerà uno dei massimi capolavori della pittura duecentesca italiana: le “Storie di San Francesco” nella Basilica Superiore Assisi.

Modonna di Ognissanti, Giotto, Uffizi, cc, wikipedia.org

E’ proprio in questo cantiere che il nostro concretizzò i suoi primi lavori, raccontando e narrando come una vera Biblia Pauperum la vita del poverello assisiate morto nel 1226. San Francesco, infatti, non viene ritratto da Giotto come asceta ma come un battagliero disposto a tutto per seguire il cammino Cristiano: ecco, allora, Francesco che si spoglia di tutti i suoi averi, che veste il saio e si muove nelle vie della città di Assisi, ben rappresentata in tutto il suo splendore di fine Duecento. Le figure, in Giotto, iniziano a rafforzare quel forte senso di plasticità scultorea che porterà nel Quattrocento al pieno sviluppo della fisicità umana, ben visibile anche al di sotto degli abiti del passato. Giotto riesce a farlo già negli affreschi di Assisi, iniziando ad accentuare la movenza dei corpi tramite la loro “immobile” gestualità, con l’aiuto della costruzione dinamica degli spazi suddivisi in moduli compositivi.

Tra le numerose opere realizzate dal nostro (difficilmente racchiudibili in un testo), la Madonna di Ognissanti (Firenze – Galleria degli Uffizi) rappresenta il periodo maturo dell’artista: memore delle “Madonne” realizzate dal Maestro Cimabue e da Duccio di Buoninsegna (che saprà adattarsi alle innovazioni giottesche), Giotto ha saputo rendere moderna e rivoluzionaria la sua composizione. Qui la Madonna si fa volumetrica, solcata da profonde linee che ne costituiscono la struttura monumentale; anche il trono, prettamente di stampo gotico, si fa proporzionalmente centrale, reso in modo materico e veritiero, quasi visivamente tangibile. Ecco, allora, che Giotto dimostra la sua capacità nello studiare i volumi, nell’analizzare la figura umana (vedi il ginocchio della Vergine che “traspare” dal lungo abito) e nel rendere tridimensionale il supporto: è, in qualche senso, questo un preludio alla prospettiva che rivoluzionerà il mondo della pittura nel corso del Quattrocento.

Considerato un precursore della pittura italiana trecentesca, Giotto, al pari di Dante nella letteratura, riuscì nel suo intento di rafforzare quel processo di rinnovamento della pittura che nessuno ancora era riuscito a immaginare e portare a pieno compimento. Di lì a poco lo stesso Cennino Cennini definì Giotto colui che “rimutò l’arte del dipingere di greco in latino, e ridusse al moderno; et ebbe l’arte più compiuta ch’avessi mai più nessuno”. Con queste parole non può che esser chiaro che già per i contemporanei Giotto rappresentò la vera summa della cultura figurativa del medioevo, lasciando il segno non solo a Firenze ma anche ad Assisi, a Padova, a Rimini e a Roma, trasmettendo la sua arte alle migliori scuole pittoriche trecentesche d’Italia e in parte anche d’oltralpe.

Giotto,cc, wikipedia.org

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Giotto è originario di:

Immagine di copertina: Modonna di Ognissanti, Giotto, Uffizi, cc, wikipedia.org

L'artista non ha mai frequentato la bottega di Cimabue!

Sono famose le "Storie di San Francesco" della

La Madonna di Ognissanti, conservata alla Galleria degli Uffizi, può essere considerata un'opera del periodo:

La bravura di Giotto non venne riconosciuto dai suoi contemporanei!

L'artista è nato nel:

È corretto considerare Giotto come precursore e iniziatore della rivoluzione artistica del successivo rinascimento?

Vasari, nelle "vite", non parla dell'artista.

 

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