Ezio Camorani, un vivace miscelatore di segni e di emozioni.

Testo di Marco Fiori, presidente dell’associazione ALI Incisori (www.alincisori.it)

Nel panorama dell’incisione italiana gli artisti, da oltre mezzo secolo, vengono solitamente individuati in tre ordini operativi. Vi sono anzitutto gli incisori “puri”, quegli artisti cioè che hanno fatto dell’incisione la forma prevalente, se non unica, del loro linguaggio. A questi si possono ascrivere personalità come Bartolini, Viviani, Barbisan, artisti noti soprattutto come incisori al punto che, le loro stampe, hanno a volte quotazioni superiori ai dipinti. Non troppo distanti, ma ben evidenziati da questi, vi sono gli incisori contemporaneamente attivi an- che come pittori, artisti la cui poetica espressiva viene da loro stessi distinta nelle due diverse discipline che procedono su binari paralleli senza mai interferire né prevaricare l’una sull’altra. Il caso più eclatante è forse quello di Morandi, artista di valore internazionale, la cui attività incisoria è autonoma rispetto alla pittura ma, ambedue, universalmente note e apprezzate. Insieme a Morandi, che rimane un caso a sé, si potrebbe portare l’esempio di altri artisti, pittori, scultori o scenografi quali Maccari, Marini, Manzù e De Vita che, in tutte le ramificazioni delle loro poliedriche attività, hanno tenuto ben distinti i linguaggi e le tecniche pur nella coerenza della forma e dei risultati ottenuti.

Un terzo ordine, oggi il meno diffuso, viene indicato anche in Italia con il termine di “peintre graveurs” che, debordando dal significato originale che distingueva gli incisori “inventori dei soggetti” dai semplici intagliatori, individua oggi gli artisti che riversano dalla pittura all’incisione (o viceversa) gli stessi temi e le stes- se istanze della loro arte. Pittura e incisione, quindi, da percorrere come un’unica strada: due linguaggi che si fondono per scelta e volontà dell’autore. Ezio Camorani è sicuramente uno di questi. In lui pittura e incisione convivono quotidiana- mente, si mescolano fino a miscelarne forma e contenuti in una produzione artistica vibrante e generosa. Stabilire se in questa produzione sia più importante la pittura o l’incisione sarebbe, come diceva Zavattini, cercare di stabilire se nel cappuccino sia più importante il latte o il caffè. L’opera di Camorani va vista così, come ce la propone, in un flusso di dipinti e calcografie che dialogano fra loro in un ruspante concerto di colori, di segni e di sanguigna poesia.

Ezio Camorani, Whim from London, 2009
© 2017 ALI

 


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