L’imprescindibilità della natura nell’arte di Maurì Regina Morra

Testo di Enzo Nasillo

Accade sovente in campo artistico, soprattutto per ciò che attiene la codificazione dei canoni di stampo figurativo, che l’esito espressivo venga circoscritto alla mera riproposizione didascalica del soggetto indagato, il quale, seppur correttamente eseguito, non trasmette alcunché.

A questo diffuso novero non appartiene Maurì Regina Morra che, partendo da studi ad indirizzo artistico, ha saputo approntare, per il tramite dei colori, una ricerca visiva fatta di risultanze contrassegnate da una indiscussa carica di originalità.

Nata a Montevideo (Uruguay) da genitori piemontesi, ma residente a Torino fin dall’infanzia, Maurì Regina Morra, dopo un percorso formativo presso il liceo artistico del capoluogo sabaudo e la susseguente abilitazione all’insegnamento negli istituti scolastici, ha condotto parallelamente un’alacre e perseverante operazione di ricerca pittorica, avente nella natura -attraverso la sua mai finita gamma di manifestazioni- il suo fulcro.

Nelle tele dell’artista si assiste a quella che, al riguardo della natura, è da sempre la sua funzione preminente, ossia quella di madre di tutte le cose animate ed inanimate.

Una rivoluzione creativa, da cui promana un apparente sovvertimento dei ruoli, laddove la mano e la presenza dell’essere umano si configurano come orpelli confinati alla marginalità.

In questo modo il creato, negli intendimenti della Morra, ritorna a ricoprire il ruolo di incarnamento dell’infinito o dell’ultraterreno, affidando inoltre con vigile sensibilità alla scelta dei colori una marcata corrispondenza emotiva all’interno delle proprie scansioni.

Non solo: l’infinitudine della natura è dall’artista originalmente riproposta attraverso una visione pluriplanare dei soggetti, portandoli a sconfinare su più tele con dittici o accostamenti di molteplici lavori iconograficamente complementari i quali, parimenti, mantengono tuttavia una loro autonoma valenza rappresentativa.

Fiori di pesco, lilium, papaveri, tulipani, rose, iris, girasoli, margherite, orchidee si vestono così da protagonisti viventi di contesti aerati in cui la metafora di qualcosa di più alto viene affidato ad una visione floreale entomologica carica di naïveté, dalla Morra intesa come il ritorno ad una dimensione di innocenza, caratterizzata dalle coordinate dell’immediatezza, della leggibilità e soprattutto da quella di una sempre desta attitudine ad emozionarsi e ad emozionare.

Selezionata nell’ambito della Rassegna Artistica Internazionale “Vette d’Arte” 2017 con l’opera “Paesaggio con lilium” ed ospitata presso l’Accademia Europea delle Essenze con il dipinto “L’albero della vita”, Maurì Regina Morra è stata destinataria a Torino, a Sestriere e a Savigliano di qualificanti riconoscimenti per il proprio operato, contrassegnato, in ossequio alla sua innata propensione alla ricerca, anche dalla scrittura di icone sacre.

Nella vita le cose più importanti sono anche le più semplici, quelle spesso date per scontate e che talvolta non siamo in grado di vedere, proprio perché sotto ai nostri occhi. I dipinti di Maurì Regina Morra contribuiscono a ricordarlo, con le loro cromie decise e squillanti, connaturate da una varianza, la cui disposizione mostra di essere in grado di raffigurare l’intera gamma dello spettro delle umane percezioni emotive.

 


Mettiti alla prova e gioca ai QUIZ di DArteMA.


Collabora con noi. Inviaci i tuoi articoli

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *