BERNARDINO DI BETTO… IL PINTURICCHIO

Testo di Marco Grilli

L’11 Dicembre del 1513 muore a Siena il Pinturicchio. Ma chi era questo artista? Bernardino di Betto Betti, meglio conosciuto come Pinturicchio o Pintoricchio fu un artista completo, capace di padroneggiare sia l’arte della pittura su tavola, che l’affresco e la miniatura, lavorando per alcune delle più importanti personalità del suo tempo. Fu, insieme a Pietro Perugino e al giovane Raffaello, uno dei grandi Maestri della scuola umbra del secondo Quattrocento: lo stesso Giorgio Vasari riportò la biografia dell’artista nella sua opera magna “Le vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori”.

Pinturicchio nacque intorno al 1452 a Perugia, da Benedetto detto Betto, figlio a sua volta di Biagio detto Betti. Nella sua città si iscrisse nel 1481, quasi trentenne, all’Arte dei Pittori. Generalmente rifiutata dalla critica è la menzione vasariana di un alunnato presso Perugino, anche per la poca differenza dei due in termini di età (si parla di soli quattro anni). Si potrebbe parlare invece di un rapporto di collaborazione con vari artisti tra cui lo stesso Perugino, che forse ricoprì il ruolo di guida: Vasari riporta, infatti, un accordo economico tra i due, che risulta appropriato a rapporti tra soci d’impresa o di bottega. Il maestro di Pinturicchio va quindi ricercato tra i pittori umbri della generazione precedente, come Fiorenzo di Lorenzo o Bartolomeo Caporali, con il contributo di influenze esterne provenienti da pittori attivi in Umbria quali Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Filippo Lippi e fra’ Diamante. Inoltre proprio dallo stesso Perugino, di ritorno da Firenze, Bernardino di Betto poté apprendere le novità fiorentine che il “maestro” apprese a sua volta dalla bottega del Verrocchio; mentre dalle miniature poté conoscere l’attività dei fiorentini Attavante, Gherardo e Monte di Giovanni. Importante fu infine l’influenza della pittura adriatica, in particolare di Piero della Francesca (attivo a Urbino) con la sua spazialità monumentale, dominata dalla prospettiva e da un solenne impianto compositivo.

Dispute in the Temple, Pinturicchio, Spello, Umbria, cc, wikipedia.org

Gli esordi di Pinturicchio vengono in genere rintracciati nell’importante cantiere dell’oratorio di San Bernardino, dove probabilmente era presente una nicchia che fu rivestita con otto tavolette raffiguranti le Storie di San Bernardino (1473), eseguite da un team di giovani artisti influenzati, nelle architetture dello sfondo, da Piero della Francesca e dalla cultura urbinate.  A Pinturicchio vengono generalmente attribuite le figure di tre episodi: la Guarigione del cieco, San Bernardino richiama alla vita un uomo trovato morto sotto un albero e la Liberazione del prigioniero. La mano di Pinturicchio è, infatti, riscontrabile nei costumi e negli elementi paesaggistici pittoreschi che preannunciano la sua produzione successiva: le figure si atteggiano elegantemente e sono abbigliate con panneggi complessi e mossi, rifacendosi a quell’accostamento di modi umbri e verrocchieschi tipici del primo Perugino. I successivi dieci anni circa dell’attività di Pinturicchio sono ancora avvolti nel mistero: si hanno, infatti, nuovamente notizie certe riguardo alla sua produzione artistica soltanto nei primi anni ’80 del Quattrocento, quando lo troviamo attivo in Vaticano. Tra le opere attribuite a questa fase più sconosciuta ci sarebbero il Crocifisso tra i santi Girolamo e Cristoforo (1475 circa) e il San Girolamo nel deserto (1475-1480), in cui sono fuse un’attenzione al dettaglio di matrice fiamminga e una ricchezza pittorica fatta di colori smaltati e lumeggiature dorate. Alcuni dettagli rimandano a questa fase produttiva anche la Madonna col Bambino scrivente e san Girolamo del 1481 così come la Madonna col Bambino benedicente del 1480 circa.

In Vaticano lavorò nella Cappella Sistina insieme a Pietro Perugino che gli procurò l’incarico volendolo al suo fianco. La critica tradizionale riconosce la mano di Pinturicchio negli astanti delle scene del Viaggio di Mosè in Egitto e del Battesimo di Cristo, mentre la critica più recente sembrerebbe ridimensionare drasticamente il suo intervento. La solidità dell’impianto volumetrico di tali figure è scarsamente compatibile con la serie di Madonne giovanili, ma anche con gli affreschi successivi e sarebbe piuttosto da riferire ad Andrea d’Assisi soprannominato l’Ingegno, a Rocco Zoppo e più dubitativamente allo Spagna e a Bartolomeo della Gatta, altri collaboratori di Perugino menzionati da Vasari. Non è detto però che Pinturicchio non avesse dato un contributo maggiore nelle tre storie perdute del ciclo affrescato da Perugino, la Nascita di Mosè, l’Assunta e la Natività di Cristo, realizzate sull’altare e “distrutte” (probabilmente coperte da un nuovo fondello che volle Michelangelo per non abbattere l’opera del Perugino) per lasciar spazio al Giudizio Universale michelangiolesco. In ogni caso alcuni schemi della Sistina vennero ripresi e sviluppati da Pinturicchio in opere successive, certificando la sua conoscenza diretta del ciclo.

Fu proprio tra i collaboratori umbri, toscani, emiliani e laziali conosciuti alla Sistina che Pinturicchio scelse l’eterogeneo gruppo della sua nuova bottega romana, agevolato dalla partenza degli altri maestri quali Botticelli, Cosimo Rosselli, Perugino e Luca Signorelli, che avevano lasciato a opera conclusa un vuoto di presenze carismatiche nell’ambiente romano. Ma i lavori del Pinturicchio continuano così come il suo “successo”: tra il 1484 e il 1486 lavora alla Cappella Bufalini nella chiesa romana dell’Aracoeli, dove realizza i Funerali di San Bernardino. Gli schemi usati riecheggiano quelli degli affreschi di Perugino nella Sistina, ma se ne distaccano per una maggiore vivacità e varietas rispetto alla simmetria e alla composta solennità dello stile peruginesco.

Dopo l’elezione al soglio pontificio di Innocenzo VIII, Pinturicchio entrò al suo servizio in Vaticano, venendo incaricato di dipingere una serie di Vedute di città italiane per una loggia del Palazzo Apostolico dove il pontefice soleva recarsi nelle sue frequenti convalescenze. La loggia, dopo gli interventi di Bramante per Giulio II, divenne parte del complesso del Belvedere. Il ciclo è particolarmente significativo perché rappresenta il primo esempio di ripresa del genere antico della pittura paesistica del secondo stile pompeiano, citato dalle fonti antiche e moderne quali Vitruvio, Plinio il Vecchio e Leon Battista Alberti. Pinturicchio quindi, abbandonando temporaneamente il genere sacro, si mise in diretta “competizione” con il pittore classico Ludio, magnificato da Plinio, diventando protagonista di quel revival antichizzante che proprio in quegli anni prendeva campo influenzando sempre di più la produzione artistica nell’orbita della città papalina. Il Nostro dovette essere dopotutto uno dei primi a visitare personalmente le “grotte” riscoperte della Domus Aurea.

L’operato dell’artista è talmente ampio e significativo che non è possibile racchiuderlo in un articolo di un blog. Quello che è certo è che il Pinturicchio lavorò molto tra Perugia, Roma, Spello e Siena come principali piazze artistiche. Il 7 maggio 1513, debilitato dalla malattia, dettò testamento, modificandolo nell’ottobre in favore della moglie. Ella, che aveva dato in sposa la figlia Clelia al suo amante, permetteva solo ad alcune vicine di avvicinarsi al marito sofferente, come ricorda il suo biografo Sigismondo Tizio, rettore della parrocchia dei Santi Vincenzo e Anastasio in cui Pinturicchio abitava. In quella chiesa fu sepolto senza onori e memorie, mentre un’iscrizione che lo ricorda risale solo al 1830.

Pinturicchio è vissuto nel XVII Secolo

Foto in copertina: Dispute in the Temple, Pinturicchio, Spello, Umbria, cc, wikipedia.org

Vasari, nelle vite, nn parla dell'artista!

L'opera nell'immagine dove è conservata?

A quale opera i più attribuiscono gli esordi dell'artista?

L'artista non è mai stato a Roma

Perugino e Pinturicchio hanno mai lavorato insieme?

Pinturicchio entrò in servizio in Vaticano per quale Papa?

La critica riconosce "la sua mano" in alcune scene presenti nella Cappella Sistina

L'artista è morto nel?

Death of St. Bernardine, 1487-89, Santa Maria in Aracoeli, Rome, cc, wikipedia.org

 


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