Il torchio calcografico. Una storia bolognese: “Il Bendini”.

Testo di Mirella Bendini

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La nascita del torchio calcografico LIV fu dovuta al caso.
Mio padre Oliviero Bendini, all’inizio degli anni ’50, credo che non sapesse cosa fosse un’acquaforte e nemmeno avesse mai visto un torchio calcografico.

Le sue capacità nell’ambito della meccanica lo portarono alla conoscenza del Professor Giorgio Morandi, il quale aveva la necessità di riparare il proprio prezioso strumento di stampa e un giorno arrivò in Via Filippo Turati a Bologna, dove abitavamo. Io ero una bambina, e non ricordo come Morandi giunse a contattare mio padre, fatto è che da quella riparazione cominciò la storia di questa macchina per la quale nutro un grande rispetto ed anche un legame affettivo.
Mio padre aveva circa trenta anni e lavorava alla Samp Utensili di Bologna, grande azienda meccanica del gruppo Maccaferri, inizialmente con il ruolo di operaio tornitore e in seguito di capo-officina. Era una persona creativa e nel tempo libero si “dilettava” nell’eseguire riparazioni in cantina, dove aveva allestito il suo piccolo laboratorio.
Suo fratello maggiore aveva già avviato un’attività meccanica per la lavorazione d’ingranaggi e, attraverso lui, iniziò ad allargare l’interesse per la costruzione e la vendita dei torchi calcografici fin quando, più tardi, lasciò il lavoro dipendente per iniziare in proprio un’attività artigianale.
Non aveva ancora un ufficio con segretaria ma i miei nonni avevano assunto questo ruolo essendo pensionati e molto presenti in casa. Comprò una macchina da scrivere “Olivetti 22” con la quale tenere la corrispondenza.
In quei tempi la tecnologia e l’informatica non erano ancora presenti nelle case e si raggiungevano le persone attraverso le conoscenze e i passa parola.
Da Via Filippo Turati ci spostammo in Via Saragozza e fu lì che un giorno d’estate suonò al nostro campanello Luciano De Vita. Rimasi colpita, anche se ero una bambina di circa 8 anni, dalla bellezza e dalla gentilezza di questo ragazzo di 28 – 30 anni del quale ricordo ancora la maglietta bianca e traforata, ritornata di moda ai nostri giorni, e il ciuffo di capelli neri.

Torchio Bendini Liv-53 anno 1956-57
© 2017 ALI

Tutto è ancora impresso nella mia memoria.
La povertà dei mezzi di comunicazione e i ridotti spazi nell’attività di mio padre, inducevano le persone interessate a venire presso la nostra abitazione, quindi ho avuto modo di conoscere vari incisori italiani, parecchi dei quali divenuti docenti in varie Accademie di Belle Arti.
Mio padre era una persona molto pignola e precisa nel lavoro e fu per questo che gli regalarono una grandissima pigna che teneva, quasi con orgoglio, appoggiata su una macchina utensile a testimonianza della sua scrupolosità professionale. La linea e la solidità del torchio calcografico che seppe realizzare si sono dimostrate nel tempo la principale caratteristica per l’efficienza di questa macchina. Il “Bendini”, pur nella sua semplicità costruttiva, ha dimostrato che con le dovute attenzioni e una semplice manutenzione, garantisce una durata ed una qualità di prestazioni davvero considerevoli.
Per quanto mi riguarda, l’attaccamento accennato all’inizio è dovuto principalmente ad un senso di colpa che mi segue da tempo. Da ragazzina mio padre mi prospettava un lavoro che, alla luce attuale, poteva essere sicuramente interessante e produttivo. Come succede alla maggior parte dei figli, non assecondai il suo progetto che consisteva nell’allestire un emporio dove l’artista potesse trovare tutto l’occorrente per la grafica d’arte.
La mia vita prese altre vie lavorative ma mio marito, Fabrizio Ferri, visto da mio padre come il figlio maschio mai avuto, si appassionò a queste macchine e con lui progettò i torchi motorizzati LIV/73 e LIV/103.
Dopo la prematura morte di mio padre questa attività, oltre ad altre lavorazioni meccaniche per aziende bolognesi, continuò. Insieme a mio marito, mia sorella e mio cognato, inaugurammo la nuova sede di Via Modigliani a Bologna.
Il lavoro procedeva con soddisfazione e portò anche noi alla conoscenza di molti incisori italiani tuttora operanti e, per alcuni, ci si recava nel loro studio per la consegna della macchina.
Dopo qualche anno purtroppo anche Fabrizio ed io dovemmo forzatamente rinunciare ai nostri progetti. Una malattia che non lascia scampo lo colpì e dopo poco tempo l’attività cessò.
Oggi, a distanza di parecchio tempo, sollecitata da estimatori e con il coraggio di chi sente il dovere di adempiere ad un compito preciso, la ditta “Bendini Torchi Calcografici” ha ripreso l’attività e si ripropone di offrire al mercato i medesimi torchi calcografici solidi ed ancora più efficienti grazie a qualche piccolo ma significativo aggiornamento tecnologico.
Quel incontro con Luciano de Vita, si è dimostrato premonitore perché anch’io, nel tempo, mi sono appassionata a questa branca dell’arte ed ho avuto l’opportunità di fare parte dell’associazione ALI, a lui intitolata, dove ho conosciuto tanti artisti ed il suo Presidente Marco Fiori verso il quale nutro molta stima ed amicizia.

Torchio Bendini di nuova produzione 2015-16
© 2017 ALI

 

 


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