Fernando Falconi – Astrattismo Futurista

Astrattismo futurista

articolo a cura di Alessandro Lusana

 

Immagino fin da ora che il titolo farà rabbrividire qualcuno; supposizioni terroristiche, tanto in voga inquesti tempi, potrebbero nascere da valutazioni intellettive, ovvero pseudo tali, soprattutto sull’astrattismo futurista; in effetti la linea di Fernando Falconi, che vede anche alla cartellonistica pubblicitaria(Fig.1), ma trattata non corrispondendo alla candidatura per cui è stata pensata ossia la conoscenza di particolari prodotti, se non suggeriti con qualche lacerto di etichetta;  nulla però che possa in verità determinare la persuasione dell’avventore.

 

Il dato in effetti da rilevare resta quello  di identificare bene la matrice culturale di un pittore, che vede certamente all’astratto, ma con particolari congiunzioni futuriste, la linea rimarca la forza della fattura univocamente futurista dell’energia, ovvero ενεργεία aristotelica, la tempra della pennellata che traccia e definisce lo spazio dell’azione, suggerendo solo dove il gesto si sviluppa; la tempra cromatica poi è un secondo fattore, che certamente non deve mancare alla scansione netta e definita sia dello spazio sia della resa complessiva, che suggerisce parimenti la dinamicità dell’astratto futurismo. L’impressione generale non cambia con un secondo esito formale, che asseconda la fattura precedente ma considera ora anche una definizione che tenta, e ricerca, una forma che contenga la dinamica complessiva, trattenendola quasi fra linee edificate che sembrano delimitare uno spazio. La fase del futurismo dinamico sembra momentaneamente tralasciata(Fig.3), per una pennellata coprente che colora più che descrivere, il medesimo soggetto pubblicitario, già visto prima, offre ora sviluppi cromatici che tendono quasi a cancellare, e quindi invalidare, il messaggio per cui vengono ideate, la cancellazione di qualche principio, qualunque esso sia, che deve essere un referente consumistico essenziale al mercato. Questo concetto dello spazio che viene conquistato dalla linea e lo stesso che serve per definire, è stato anche magistralmente valutato da di Genova, che ha considerato rettamente una definizione dello spazio, tramite linee e colori, come un dato facoltativo per la pittura di Fernando Falconi, il critico afferma in una sua pagina: il colore, ora il blu, ora il verde, ora il rosso, ora il rosa con l’aratro del suo istinto grafico, quasi i singoli colori fossero terreni che si possono dissodare solo col vomere di un colore differente…campi della pittura, campi liberi e che perciò non è giusto rendere “horti conclusi”…; certamente tutto si evolve verso uno spazio infinito interno all’opera che resta solo suggerito, ossia creare uno spazio senza l’ausilio delle tecniche già ampliamente adottate con prospettive e accortezze geometriche. Un ricerca che ancora assume dalla precedente, e che sembra lasciarsi ad un contesto figurativo(Fig.4), sempre suggerito e mai concretamente simulato, un contrasto già nato nella dinamica, che ora volge l’attenzione invece alla ricerca di una sussistenza fisica di qualche figura solo accennata e senza alcun principio rettamente concreto. La ricerca comunque oltre le superfici meramente definite in una geometria lineare, quale la tela ovvero la carta, resiste anche nella fattura clipeata dei piatti(Fgg.6-18), dove Fernando adotta la medesima fattura stilistica dell’astrattismo futurista, con le medesime linee definite nella vorticosa energia dinamica, nel tratto che suggerisce solo l’idea del movimento, dello scatto repentino e del vigore definito dalla pennellata. La ricerca comunque per Fernando, come per tutti gli altri autori che l’hanno preceduto, resta ancora in evoluzione, attendiamo gli esiti futuri.

 


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