Bernard Guillot

L’artista

di Simona Maria Frigerio

Bernard Guillot nasce ad Avignone, dove segue i corsi di architettura presso l’Accademia di Belle Arti. Inizia a dipingere all’età di 19 anni ma, dopo essersi trasferito a Parigi, la sua carriera professionale si orienta verso altri settori. Nella capitale comincia presto a lavorare nell’ambiente dell’alta moda come fashion designer, disegnando tessuti e creando collezioni donna per la Maison Guy Laroche. Per altri due celebri brand, quali Christian Dior e Paco Rabanne, realizza collezioni maschili e accessori. Nello stesso periodo si interessa di opera lirica e teatro di prosa. Uomo di cultura, scrive articoli di critica musicale per la rivista Opéra lnternationat; mentre, in Italia, si occupa di scenografia e costumistica nel settore lirico.

Viaggiatore curioso, Guillot si reca in India dove resta affascinato dalla sua musica classica. Durante i suoi frequenti soggiorni italiani, disegna arredamenti d’interni per alberghi, showroom e abitazioni private; crea altresì mobili e oggetti d’arredamento realizzati da valenti artigiani locali. Trascorre lunghi periodi dividendosi tra la Francia e il Sene- gal ed è proprio a Dakar, dove si trasferisce stabilmente che, qualche anno fa, l’artista francese ricomincia a dipingere, prima per decorare la propria dimora senegalese e, poi, come professionista. Riceve presto l’attenzione della critica e inizia a esporre soprattutto in Italia e, in particolare, in Toscana – regione che elegge a seconda patria artistica. I suoi lavori, oggi, si pongono in delicato equilibrio tra l’Art Brut e il suo rifiuto per le nonme estetiche convenzionali; l’immediatezza espressiva di un Paul Klee alla ricerca dell’innocenza infantile; e i disegni e le stampe del sudafricano William Kentridge che, attraverso le proprie opere, ama raccontare storie, personaggi e luoghi di un universo altro.

Pietro Carlo Pellegrini scrive, a proposito del suo stile: “Non è sem- plice in poche parole raccontare il lavoro di Bemard Guilfot e lo scrivo pensando ai nostri colloqui animati. Le nostre conversazioni sono tras- versali e partano di libri, cinema, arte e vino, il vino un’altra passione di Bemard, d’altronde è francese, anzi Borgognone come ama definirsi e da tutto questo entri nella sua pittura a volte figurativa a volte astratta, ma sempre ricca di colori e di memorie dei suoi lunghi viaggi in Africa e Asia. Opere di grandi dimensioni, dipinte su carta con acrilici stesi il più delle volte con lo spazzolino da denti, in modo muscolare, una ‘action painting’ rapida, efficace e liberatoria per la sua mente, contrassegnata sempre con dei numeri che raccontano le date del lav- oro dedicate al dipinto. Bemard è un artista istintivo, sensibile e anche ingenuo, questa sua bella ingenuità io porta a sognara, ad affidarsi alle persone che gli regalano la propria fiducia e

a dipingere in modo eclettico, senza riferimenti o maestri, ma per es- sere solo Bemard”.

Tra le molte personali di Guillot, citiamo le ultime. Nel 2014, espone Surving Lucca, al L.u.C.C.A. Center of Contemporary Art.
Nel 2013, partecipa alla prestigiosa Dak’Art-X edizione della Biennale dell’Arte Africana con la mostra Labyrinthes.

 

Soltanto un mezzo per raccontare qualcosa d’altro…

di Bernard Guillot

Sono interessato più al gesto di dipingere che al risultato finale, il mezzo più che il fine, il procedimento dev’essere più veloce possibile per abitare l’atto spontaneo, poiché esso è più esaltante anche se non dura che un istante, sostiene Guillot, che nulla affida al caso. Pro- prio nel momento in cui preparavo questa mostra, mentre mi immergevo dentro e fuori di me, ecco che arriva a Perugia lo spettacolo di Peter Brooked, Batterfield. Ho visto la sua versione del Mahabharata quando era un bambino al festival di Avignon ed ero incapace di percepire tutto ciò che questo avrebbe aperto dentro di me. E quanto accaduto non riesco proprio a pensarlo come ad un fatto legato alla casualità. Le storie parallele, gli effetti collaterali che provoca un incontro, uno sguardo, un sapore o un suono ecco cosa mi interessa. Ri-attaccare frammenti staccati, scavare nelle piccole cose apparentemente banali e poi frugare nelle entrailles poiché non esiste il tempo perso o per lo meno lo vedo in una maniera molto relativa. accetto la banalità del quotidiano e si può sempre cercare di avvicinare essa ad elementi molto più grandi. Scegliere di dimenticare o magari di adattare certe cose: rivedere, riprendere, rileggere, reinterpretare.

 

Considerazioni

di Francesca Grifoni

”Per Bernard la pittura è diventata per lui il modo più congeniale per rivelare emozioni, raccontare aneddoti, per esprimersi. E’ solo attra- verso la velocità, l’immediatezza del gesto che riesce a dar vita alle sue figure suggestive, cariche di tratti, colore, movimento.

Usa un supporto povero, carta Kraft di grandi dimensioni. Dipinge par- tendo da una nitida idea di base che allargandosi, lascia il suo significato iniziale per assumere forme, colature e significati imprevisti e talvolta involontari. Lo spazio arriva a moltiplicarsi per due o per tre senza un piano prestabilito, riempie pareti che, malgrado possano apparire di es- tensioni esagerate, finiscono per abbracciarti, renderti parte di sé e parlarti.

Nelle sue immagini, che richiamano l’Africa, l’India e tutto il suo universo, riesce a creare una simbiosi tra la realtà e ciò che non lo è.
Il tempo è un altro elemento importante; la velocità di cui parlavamo si concretizza nelle date (reali) che vengono annotate sul dipinto. Quando un messaggio è completo Bernard appone la data finale e per lui questa esperienza è conclusa.”

 

Contatti:

T. +39 3202878019

Bernardreneguillot.tumblr.com

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Tutti i diritti riservati © Bernard Guillot

 

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