Gherardo Filippo. Riflessioni sul pittore in occasione del restauro del ritratto al Cardinale Bonifacio Caetani

di Alessandro Lusana

Il recente restauro di un ritratto di un Cardinale Caetani, precisamente quello del cardinale Bonifacio Caetani, ha agevolato considerazioni stilistiche che, supportate da un referente archivistico, permettono di considerare l’opera, di un pittore certamente poco noto, quanto operoso per l’ambito caetaneo; Gherardo Filippo, da quanto recita un documento dell’Archivio Caetani (Roma Archivio Caetani, Scheda “Pittura”; G.Caetani, Domus caietana, San Casciano Val di Pesa 1933, pp.46-57), fu l’autore della copia di un ritratto di Niccolò Caetani, ora sito lungo la scalinata di accesso del palazzo romano della famiglia e sede della Fondazione Camillo Caetani.

Il documento menzionato recita: Ghirardo pittore dimanda scudi quindici per aver fatto una copia del ritratto del Illustrissimo Signore Cardinale Caetano fatta da Scipione Gaetano per servizio del Illustrissimo, Monsignor Arcivescovo de Capua per portare a Capua, et il tutto rimette alla volontà di Sua Signoria Illustrissima. Certamente un valido sussidio, quello archivistico, che facilita qualche considerazione riguardo alcune opere ancora presenti sia nel medesimo Palazzo romano che nel Castello Caetani di Sermoneta. Nel ritratto già citato di Bonifacio Caetani (Fig.1) il dato stilistico emerge con retta impronta e denuncia l’autografia gherardiana: le ombreggiature, forse memori del ritrattista cardinalizio Ottavio Leoni, ripartiscono drasticamente le fatture fisionomiche addensando, con fiero contrasto, quanto la luce cangiante ed algida può mostrare, soprattutto nel manicheo scontro fra luce e buio. Il dato ancor maggiormente suffragante l’attribuzione è la traduzione pittorica, quindi stilistica, delle dita del Cardinale Nicolò, che si rapporta alla stessa partitanza autografa del collega, e consanguineo, Bonifacio; la resa però tende a migliorare nella stesura lapidea, quasi eburnea, emergente nel ritratto sermonetano, che quindi risulta, a livello cronologico, posteriore; in effetti la definizione complessiva del Bonifacio Caetani assevera un dato di dirittura stilistica che accerta la crescita oggettiva del pittore, tanto pregnante da esonerare anche il copiato pulzoniano; ma la lezione di morellianesimo risulta utile, accerta, infatti, che le connotazioni anatomiche continuano nella fattura del naso che omologa ambedue i ritrattati, come in effetti persevera, la congiunzione formale per la curva labiale che attesta una stretta vicinanza stilistica; la curvatura delle sopracciglia che si lega organicamente al naso, ed inoltre il taglio degli occhi accerta la specifica affinità stilistica dei due ritratti; ma si deve considerare che in effetti la matrice pulzoniana, nel Nicolò Caetani, stenta ad emergere; l’acribica traduzione stilistica, tipica di Scipione e, per quanto l’imperizia di Filippo possa aver frustrato l’esito formale di Pulzone; comunque resta da considerare che probabilmente lo stesso Filippo abbia tradotto lo stilema del gaetano Scipione volendolo personalizzare, sino a preterirlo, preferendo così la parziale replica stilistica della copia stessa.

 


Collabora con noi. Inviaci i tuoi articoli


Mettiti alla prova e gioca ai QUIZ di DArteMA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *