Quando si parla di “sistema dell’arte”. Brevi considerazioni.


di Giovanni Avolio

 

Il primo a parlare di “sistema dell’arte” è il critico inglese Lawrence Alloway nel 1972, in un articolo pubblicato sulla rivista americana “Artforum” dal titolo il mondo dell’arte descritto come sistema. In questo contesto vengono analizzate tutte quelle componenti extra-artistiche che contribuiscono all’affermazione di un artista e delle sue opere. Elemento caratteristico del mondo artistico attuale è che il valore economico dell’opera non è necessariamente proporzionale al suo valore estetico o qualitativo; nella definizione del valore intervengono una serie di agenti denominati come sistema dell’arte contemporanea che, comprendendo strutture mercantili, critiche, museali, collezionistiche e di promozione, contribuiscono all’affermazione dell’artista. Negli stessi anni il critico Achille Bonito Oliva definisce il sistema dell’arte come “una catena di Sant’Antonio, in cui l’artista crea, il critico riflette, il gallerista espone, il mercante vende, il collezionista tesaurizza, il museo storicizza, i media celebrano, il pubblico contempla (…)”. La globalizzazione ha comportato oggi un allargamento delle reti internazionali che hanno contribuito all’accrescimento degli interessi economici e di mercato. La velocità di legittimazione dei nuovi artisti è direttamente proporzionale al potere delle strutture economiche che li sostengono. Le componenti che regolano il sistema dell’arte sono sempre le stesse, ma alcune, in particolare, vanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel sistema: è il caso delle case d’asta di brand, Christie’s e Sotheby’s in primis, delle gallerie superstar come Gagosian o White Cube, dei più importanti collezionisti che, da soli, riescono ad orientare l’interesse del mondo dell’arte verso un artista o una scuola (basti pensare a Charles Saatchi e la YBA) e, infine, dei musei brandizzati come le Tate, il Moma o il Guggenheim. Gli altri agenti del sistema, prima fondamentali (è il caso della critica, ad esempio), hanno oggi un ruolo marginale, poiché incapaci di mettere sul campo le ingenti risorse economiche di cui i primi dispongono. Come afferma Francesco Poli ne Il sistema dell’arte contemporanea ci troviamo di fronte ad un sistema drogato, con il rischio di non avere più interesse nei confronti dei valori artistici e intellettuali di un’opera, i quali saranno sempre più subordinati agli interessi economici e di moda che la circondano.

 


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